Politica

La polemica

I parenti delle vittime della criminalità «Caserme come le fogne di Bucarest»

Voi avete dignità da vendere. È un'offesa che vivete in caserme che non hanno nulla da invidiare alle fogne di Bucarest. Prodi ultimamente ha detto che si sentono solo offese: finalmente sa come ci sentiamo noi da 30 anni». Sono le parole di Gabriella Vitali, vedova del maresciallo Luigi D'Andrea, ucciso il 6 febbraio del 1977 a Dalmine dalla banda di Vallanzasca, parlando alla folla di manifestanti a piazza Santi Apostoli. Le frasi della signora Vitali sono state precedute da un minuto di silenzio per tutti i caduti in servizio, chiesto dal palco. Appello subito accolto dai poliziotti e dai vigili del fuoco. Frasi salutate con applausi e accompagnate da slogan come «chi non salta mortadella è». Appena arrivati, un nutrito gruppo di manifestanti si è sistemato in cerchio davanti il portone della sede dell'Ulivo, con fischietti e cori: «Prodi vai via» e «Lo Stato siamo noi», hanno gridato. A parlare alla folla, c'era anche Lorenzo Conti, figlio del sindaco di Firenze, Lando Conti, ucciso il 10 febbraio 1986: «fino all'ultimo dei miei giorni - ha detto - sarò critico finchè non ci sarà più un terrorista nel governo». Conti ha sospeso lo sciopero della fame il 30 novembre ed è stato «chiamato dalla presidenza della Repubblica». «Ho visto in mezzo a voi tanti cittadini laboriosi - ha spiegato il generale Antonio Pappalardo, in pensione, e presidente dell'Associazione nazionale per la sicurezza dei cittadini e per la legalità - che vogliono uno Stato più sicuro. Noi già una volta abbiamo tirato in faccia le 18 mila lire e dovremmo fare lo stesso con i cinque euro. Reclamiamo dignità, ci hanno tolto la dignità. Noi - ha proseguito - siamo uomini delle istituzioni e dobbiamo essere rispettati. I manifestanti hanno sfilato con cartelli colorati, «Prodi come Babbo Natale c'ha fatto il pacco», e ancora, «ai drogati aumentano le canne, a noi le dimezzano» con sotto una pistola con la canna annodata.

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