Dal caso Telecom all'Alitalia, dalla manifestazione della Cdl sabato a piazza San Giovanni alla candidatura di Milano per l'Expo del 2015, ieri il ministro degli esteri, parlando a Sesto San Giovanni al convegno Italianieuropei, ha «rubato» la scena a Prodi. E spingendosi ancora un po' più avanti sulla strada che potrebbe portarlo ad essere, domani, il vero leader di tutto il centrosinistra nel caso Romano Prodi dovesse concludere la sua esperienza da premier prima del 2011. Nella lunga serie di dichiarazioni Massimo D'Alema ha coniugato asprezze e arroganza commentando la manifestazione della Cdl con distinguo nei confronti di alcune idee di Prodi su vicende come quella della Telecom e dell'Alitalia. Nel caso della compagnia telefonica il presidente dei Ds è stato chiaro: «È una forzatura sostenere che la politica ha voluto mettere mani su Telecom. Non credo che quella vicenda sia l'emblema dei rapporti tra economia e politica. Telecom continua ad essere una grande impresa e sono convinto che sarà in grado di risollevarsi da sola. Non c'è dubbio che c'è stato qualche problema di strategia. La politica, però, non c'entrava nulla». Chiara l'allusione all'ex consigliere di Prodi Angelo Rovati che invece aveva preparato il suo bravo dossier sulla Telecom proponendo al premier l'acquisto della società da parte dello Stato. E anche su Alitalia D'Alema ha imboccato una strada diversa da quella del Professore. Se quest'ultimo aveva se non appoggiato certo guardato con occhio favorevole l'acquisto della compagna da parte di Air France, D'Alema, invece, ieri ha spiegato di preferire di gran lunga un partner italiano. Guardando invece ai contrasti interni della maggioranza il ministro degli esteri ha «blandito» Rifondazione Comunista. «L'idea che il governo sia prigioniero della sinistra radicale è una rappresentazione letteraria. Sulle scelte importanti la sinistra radicale è stata capace di assumersi responsabilità di governo. Non voglio fare gli elogi a Rifondazione Comunista ma se guardiamo alle scelte di questo governo possiamo dire che è un governo riformista». Frecciata infine al premier sul tormentato tema di una strategia della comunicazione che ha fatto acqua da tutte le parti. «Si sbaglia sempre per eccesso di bontà. Avremmo dovuto dare una rappresentazione più drammatica dello stato in cui il centrodestra ha lasciato il Paese». Poi è stata la volta dei commenti sulla manifestazione della Cdl e su Berlusconi. E D'Alema ha usato toni sprezzanti: «Ieri Berlusconi non ha mai usato le parole Europa e globalizzazione. Non per un fastidio lessicale ma per un'idea precisa di Paese. Il progetto Paese è quello per cui bisogna difendersi dalla globalizzazione, bisogna chiudere per esempio alla Cina ma questa idea ci porterà fuori dall'euro. Il progetto Paese di Berlusconi può anche a breve scaldare i cuori, ma è come la paglia che brucia subito e dura poco». Più preoccupate invece le reazioni di altri esponenti del centrosinistra che hanno visto nella grande manifestazione di San Giovanni un bel pezzo di Paese deluso da Prodi. «La manifestazione del centrodestra di ieri a Roma va rispettata e la partecipazione di migliaia di cittadini è un segnale da non sottovalutare», ha commentato il Verde Paolo Cento, sottosegretario al ministero dell'Economia, mentre Daniele Capezzone, deputato della Rnp e presidente della commissione Attività Produttive della Camera, si augura che l'Unione non sottovaluti la manifestazione della Cdl, che «si è rivelata un vero successo». Infine Enrico Letta, sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha messo l'accento sulle divisioni nel centrodestra: «Da ieri ci sono due opposizioni, quindi il confronto tra maggioranza e opposizione si è arricchito. Non c'è nessun problema per noi che ci sia un confronto sulle cose e sulle idee. La manifestazione di ieri è una cosa positiva per la democrazia».
Il caso
Intanto D'Alema parla di tutto e prova già a fare il leader