Politica

Il caso

Tasse decuplicate batosta sui porti

Perché il Governo ha introdotto una norma nella Finanziaria che aumenta — in alcuni casi fino a dieci volte — il canone delle concessioni demaniali marittime. Cioè i soldi che i porti turistici devono versare allo Stato. Un aumento di spesa che verrà, a sua volta, «scaricato» sulle tariffe di ormeggio delle imbarcazioni. Le Associazioni di categoria hanno già lanciato l'allarme e nei giorni scorsi è intervenuto Luciano Serra, il presidente di Assonat (Associazione nazionale approdi e porti turistici) che rappresenta il 75% della portualità turistica italiana. «La nuova normativa in materia di concessioni demaniali introdotta nella Finanziaria con il maxiemendamento del governo, contiene gravissimi elementi sperequativi che, se approvati definitivamente, determineranno l'impossibilità da parte dei concessionari delle strutture portuali turistiche di proseguire nella loro attività». «Sono caduti invano i nostri ripetuti appelli — ha aggiunto Serra — a D'Alema, a De Piccoli, a Franceschini e Amato e, in generale, al governo, che non hanno compreso come questa loro "lungimiranza" politica metterà a repentaglio i posti di lavoro. L'aumento, infatti metterà fuori mercato l'intero settore nautico italiano. Mentre l'Europa, in primis Spagna e Francia, adottano misure agevolative per il turismo nautico, noi stiamo invece attuando una politica opposta che allontanerà i flussi turistici dalle nostre coste e porti». Sulla vicenda è intervenuto il senatore della Dc Mauro Cutrufo, che è presidente anche dell'Associazione parlamentare amici del mare, che ha presentato un emendamento per correggere il testo del governo. «Se verrà accolto — ha spiegato — porterà a un riequilibrio della normativa nell'interesse del turismo nautico italiano, in modo da evitare che gli utenti, anziché essere incentivati ad approdare sulle nostre coste, siano indotti da questa misura a scegliere mete più accessibili ed accoglienti».

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