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Il caso

Quei pezzi dello Stato in rivoltaDiplomatici, dipendenti della Sanità, delle agenzie: tutti in polemica

Non bastavano le proteste dei professionisti, adesso a prendere in mano la contestazione contro il Governo Prodi sono i dipendenti dell'Amministrazione statale. Impiegati della Pubblica Ammnistrazione, della scuola, delle Forze di Polizia e della Ambasciate sono tutti pronti a mettersi in fila per contrastare quella ormai da tutti è considerata una Legge Finanziaria solo tasse e niente sviluppo. L'ennesimo record di Prodi e compagni che si trovano effettivamente accerchiati da ogni lato. Sanità, Enti Locali, Stato, Enti Pubblici non economici, Agenzie Fiscali, Presidenza del Consiglio dei Ministri sono sul piede di guerra e le prospettive del Governo di far rientrare lo sciopero sembrano per ora cadute nel vuoto. Tutto rimandato alla discussione in Parlamento della Finanziaria. Vero casus belli per il settore degli statali, la decisione di rinviare la firma dei contratti di lavoro al 2008, una possibilità che ha fatto letteralmente infuriare i sindacati. «Vogliamo certezze sull'effettivo utilizzo delle risorse per il rinnovo contrattuale del biennio 2006-2007 e vogliamo una semplificazione dei passaggi burocratici successivi alla firma delle intese contrattuali per evitare inutili perdite di tempo dannose per i lavoratori». Finora nulla di fatto. E la minaccia di sciopero a fine novembre rimane ben forte. In realtà però qualche piccolo spiraglio sembra esserci e quindi anche la possibilità di evitare la protesta. Tutto è legato a un emendamento a cui sta lavorando il Governo insieme agli stessi sindacati. In pratica si prevede il passaggio da 70 a 40 giorni il tempo massimo per l'esigibilità degli aumenti salariali contrattuali in busta paga. Una variazione non da poco visto che proprio questo potrebbe scongiurare la protesta. Ma i sindacati almeno per ora rimangono alla finestra ed aspettano che l'Aula si pronunci. Non stanno ad aspettare i diplomatici. Annullata la prima ipotesi di sciopero per il 9 novembre grazie all'intervento del Ministro degli Esteri Massimo D'Alema, il personale delle Ambasciate è tornato sul piede di guerra fissando la nuova data della protesta: 7 dicembre. Una decisione presa contro la «gravissima erosione di risorse finanziarie e di personale». Sotto accusa «la scarsa sensibilità dimostrata dal Governo verso i rappresentanti sindacali dei poliziotti» che, in particolare, lamentano il fatto che «la richiesta di essere ascoltati sul tema specifico della sicurezza è rimasta purtroppo senza esito». Ma la lista degli scontenti si allunga includendo i dipendenti della Pubblica Istruzione e quelli degli Enti Universitari e di Ricerca. Per questi lo sciopero è già deciso per il 17 novembre ribadendo che «la Finanziaria non ci soddisfa». Parole dure che fanno il pari con quelle dei sindacati di Polizia che «seguono con molta attenzione e grande preoccupazione l'andamento del dibattito parlamentare sulla legge finanziaria 2007». Ma la polemica va oltre ed investe soprattutto la decisione del Governo di destinare la gran parte dei fondi alla ricerca privata: «I tagli alle Università e le briciole agli Enti di ricerca, paragonati alle centinaia di milioni di euro destinati alla ricerca privata, la dicono lunga su quanto il Governo Prodi voglia investire in quei settori che dovrebbero garantire lo sviluppo del paese e la formazione delle nuove generazioni». E così dopo i professionisti la contestazione al Governo Prodi si allarga allo Stato. Adesso non manca più nessuno a protestare contro il centrosinistra.

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