E fin qui nulla di strano. Se non fosse che quando citi Forcieri, citi Ds, D'Alema. E Forcieri ha cercato un asse con il presidente della commissione fuoriuscito dall'Italia dei Valori e il cui voto per la maggioranza è decisivo. Il sottosegretario diessino usa toni pesanti, preoccupati. Accusa il ministro Parisi (ovvero Prodi) di non aver fatto abbastanza per frenare i tagli alla Difesa. Lancia l'allarme sui 200 milioni di euro tolti agli investimenti e sugli altri 200 per l'esercizio che penalizzano sia i programmi già assunti, sia il reclutamento di nuovi volontari in ferma prefissata. E tende la mano a De Gregorio, mai tenero con la Finanziaria: «Presidente, qui rischiamo che i militari ci saranno tutti contro». De Gregorio gongola. I rapporti tra lui e Parisi non sono mai stati dei più felici. Tra lui e Prodi pure, guarda caso. E si guarda avanti. Non è un caso che lo cerchi l'ala dalemiana, visto che subito dopo la Finanziaria si dovrà discutere di un altro provvedimento «caldo», quello di rifinanziamento sulle missioni in Afghanistan. Un testo sul quale l'ala radicale ha già fatto sapere che non lo voterà. E sarà un nuovo schiaffo alla Difesa, uno dei settori cruciali dello Stato. Che proprio ieri, attraverso il capo di Stato maggiore, l'ammiraglio Di Paola, ha detto chiaro e tondo: «Non possiamo tirare a campare», «la politica dica quale forza armata vuole e le risorse necessarie da allocare». Ma la Difesa è anche un settore fomdamentale nel rapporto verso l'esterno: se la sinistra radicale condizionerà il suo sostegno o, peggio, farà mancare i suoi voti per il governo sarebbe un nuovo colpo brutto per l'esterno. Darebbe infatti la sensazione che il governo è sempre più in mano agli estremisti. De Gregorio ha recepito un messaggio e ha subito rilanciato: «Voglio lanciare un appello alla mobilitazione dei parlamentari che hanno a cuore le sorti del settore». Palazzo Chigi è avvisato. F. D. O.
Il caso
E D'Alema fa campagna acquistiForcieri sonda il terreno in Senato. Nasce un asse anti-Parisi