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Il caso

Riecco Paolo Gentiloni: «Tranquilli, ci rifaremo»

Il ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, riappare sul proprio blog. Che in assenza del titolare era diventato uno sfogatoio per internauti delusi da legge finanziaria e riforma radiotelevisiva. «Non è stato - sottolinea Gentiloni - un mese sabatico. Finanziaria (vedi ultimo post prima del silenzio), due disegni di legge importanti (sulla tv e sui diritti del calcio), impegni politici e di partito non mi hanno fatto trovare il tempo necessario e lo spirito giusto. Ci rifaremo. Intanto questo blog è diventato luogo di discussione e di critica sia sulla Finanziaria che sul ddl sulle televisioni. Nell'insieme la Finanziaria - continua il ministro delle Comunicazioni - contiene le misure necessarie al risanamento e almeno all'avvio di un nuovo sviluppo. Questa impostazione non siamo riusciti a trasmetterla al Paese. Non direi per "problemi di comunicazione", che spesso vengono invocati per coprire errori politici. Direi piuttosto che il governo - sottolinea Gentiloni - non ha fatto capire la drammaticità della situazione dei conti pubblici, che giustifica una delle manovre più pesanti del dopoguerra, e che una parte della coalizione ha trasmesso l'idea che il nostro obiettivo non sia il rilancio della crescita e della ricchezza del Paese, ma la sua redistribuzione per punire questo o quello». L'esponente della Margherita si sofferma poi sul provvedimento che porta il suo nome: «Quanto al disegno di legge che elimina i pilastri della legge Gasparri, abbiamo di fronte molti mesi di discussione pubblica e parlamentare. Io cercherò di partecipare a questa discussione con apertura verso tutte le proposte che saranno in campo. Con una sola eccezione: non mi rassegnerò - avverte Gentiloni - a lasciare immutata la situazione attuale del duopolio che produce tv troppo uguale, delle posizioni dominanti in pubblicità, della chiusura totale delle frequenze, del rischio che la tv del futuro erediti le malattie di quella di oggi. Da quindici anni la Corte costituzionale, le autorità di garanzia e l'Unione europea ci chiedono di correggere queste malattie. Per quanto forti siano gli interessi a lasciare tutto come è, la riforma è un dovere».

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