Politica

La manifestazione di domani

Commercianti e pensionati in piazza. Sul piede di guerra anche gli statali

E con gli statali sul piede di guerra, che fanno il conto alla rovescia per vedere se arriva l'emendamento con gli stanziamenti per il contratto o scenderanno in piazza. Domani è la giornata di protesta contro la Finanziaria. Tutte e cinque le organizzazioni di rappresentanza del mondo del commercio e artigianale si uniscono per la prima volta per dire il loro no alla manovra. Un esercito di oltre 4 milioni di aziende, il 70% del sistema produttivo italiano, che opera nel commercio, nell'artigianato, nei servizi, nel turismo e nei trasporti. E che contribuisce - ricordano le stesse organizzazioni di settore - alla produzione del 70% del prodotto interno lordo e alla creazione di posti di lavoro: 1,2 milioni di nuovi impiegati solo dal 2000. Commercianti e artigiani sono parecchio irritati con il governo: anche se alla fine sono riusciti a rimanere fuori dalla manovra sul Tfr, e solo grazie ad un accordo raggiunto da Confindustria e sindacati, l'impianto della manovra non li convince. Già nei giorni scorsi i dirigenti di Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato, Cna e Casartigiani si sono viste per mettere a punto la strategia da seguire in vista dell'appuntamento di domani, quando si riuniranno circa 700 rappresentanti degli organismi dirigenziali delle associazioni: la prima tappa, dicono, del percorso di mobilitazione. Domani sarà quindi presentato un documento comune sulla Finanziaria che affronterà i temi più importanti: la politica delle entrate, il cuneo fiscale e contributivo, gli studi di settore, le politiche per lo sviluppo e le richieste delle 5 organizzazioni per modificare la finanziaria. Le relazioni dei cinque rappresentanti delle organizzazioni, infatti, si concentreranno anche sulle proposte per la Finanziaria. Anche i pensionati di Cgil, Cisl e Uil hanno indetto per domani a Roma una manifestazione nazionale a sostegno delle richieste di modifica della legge Finanziaria, visto che i segnali di disponibilità avuti dal governo alle rivendicazioni di Spi, Fnp e Uilp «appaiono ancora insufficienti». In stand-by, per ora, ci sono i lavoratori del pubblico impiego che stanno aspettando l'emendamento del governo per il rinnovo del contratto.

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