Il giornale nato e cresciuto a via Milano e che, per editore, ha Alleanza nazionale lancia un Sos. E da tre mesi o poco più a questa parte collaboratori, redattori e politici si sono messi sotto per cercare di trovare una soluzione. E salvare il Secolo da problemi economici. La goccia che ha fato traboccare il vaso? È arrivata ieri, dalla bocca di Gianfranco Fini, in chiusura dell'assemblea nazionale del partito. Un giornale che, oltre ad avere alle spalle decenni e decenni di storia ha cresciuto - tra una scrivania e l'altra della redazione - il fiore all'occhiello dell'attuale classe politica di centrodestra. E ieri è toccato allo stesso Maurizio Gasparri, lasciarsi andare ai ricordi di molto tempo fa quando, in chiusura di convegno ha ricordato che «sono entrato da abusivo e sono uscito da direttore». Ma la lista dei nomi è lunga. Si va da Franz Turchi a Mauro Mazza passando per Francesco Storace - che ieri dalla platea si è detto soddisfatto delle ultime battute di Fini - Silvano Moffa e, ancora, Mario Laldolfi e Adolfo Urso. «Lo voglio dire con chiarezza: il giornale così come è non ha più ragione di esistere. Se voi sapeste quanti soldi costa al partito, pensereste come me che questi soldi sarebbe meglio spenderli in modo diverso», ha detto il leader di An specificando che, tra le soluzioni, ci sarebbe quella di una «fondazione o di una serie di fondazioni». Qualcuno batte le mani, si sente anche una voce solitaria: «Chiudetelo!». Parole che hanno gettato nel panico i giornalisti e i dipendenti del giornale di partito, che proprio venerdì non hanno scioperato per consentire al quotidiano di uscire per presentare l'appuntamento di ieri. Ci ha pensato il portavoce del partito, Andrea Ronchi, a chiarire il senso delle parole di Fini: non è in vista una chiusura, che suonerebbe un po' come «una sconfitta della destra». «Dobbiamo ripensarlo nei contenuti - ha detto Ronchi - nella veste grafica e ristrutturarlo, rendendolo autosufficiente anche in termini economici. La collaborazione del corpo redazionale sarà preziosa e indispensabile per tutti: dal presidente del partito, che è anche l'editore, al direttore, al nuovo amministratore». «In ogni caso questa situazione non può essere scaricata sulla redazione», gli ha fatto eco Gianni Alemanno. A ringraziare Fini per aver sollevato pubblicamente il problema e a rimanere - nello stesso tempo - con i piedi per terra è toccato all'attuale direttore del Secolo Flavia Perina: «La situazione economica è stata metabolizzata da molto tempo. Da giugno parliamo delle difficoltà economiche del giornale, dettate dalla Finanziaria e dal capitolo sull'editoria». La sua soluzione. Per ora se ne parla, e tutto l'entourage di via della Scrofa è alla ricerca di una nuova via: «Questo giornale - ha continuato la Perina - è un organo di democrazia dell'Italia. Ed è sicuramente impensabile per il partito, che è anche il nostro editore, chiudere, così come ha tenuto a precisare lo stesso Ronchi. È interessante comunque la prospettiva della modernizzazione, come i possibili approdi nell'on-line». Insomma «rimodernamento» sarà la parola d'ordine della redazione, per i prossimi mesi. La pensa così Giorgia Meloni, vicepresidente della Camera, che già ha pensato a «un grande blog», indirizzato ai giovani e chiodo fisso anche per chi, come Mauro Mazza, direttore del Tg2, pensa a «ridisegnarlo e a rimotivarlo». Ignazio La Russa ha parlato di una «revisione profonda». Una novità, una cera diversa oppure, semplicemente, un tocco di tecnologia che lo metta al passo con i tempi. Perché d'altronde, come ha detto ancora Mazza «una stessa situazione critica si verificò al Secolo negli anni Ottanta, quando Alberto Giovannini dovette sospendere le pubblicazioni». Ma poi riaprì.
Il caso
«Il Secolo è inutile». E dentro il partito scoppia la polemica