Nel frattempo si è «pigliato in faccia» quelli che gli ha lanciato Francesco Giavazzi dalle colonne del suo editoriale di sabato sul «Corriere della Sera», dove lo accusava senza mezzi termini di avere poco fegato, di non tuffarsi a capofitto nell'oceano dei provvedimenti d'urgenza, di prendere tempo con Confindustria e di pensare a varare grandi riforme quando il Paese avrebbe invece bisogno di segnali concreti. A Giavazzi, che per rendere l'idea del pugno duro prende a esempio i provvedimenti sulle professioni varati da Bersani, non va giù l'idea di un Padoa Schioppa titubante e che, invece, «dovrebbe sapere che per ridurre le tasse senza far crescere il debito c'è un solo modo, quello di prendere le forbici e iniziare a tagliare». Il ministro, che dal canto suo «non vuole sentir parlare di tagli», in un'e-mail di risposta all'editorialista del «Corriere» scrive stizzito che lì su a Cortina ha sostenuto davanti a Montezemolo la necessità di una forte correzione di bilancio proprio dal lato della spesa pubblica, con l'evidente intenzione di andare ad intaccare i quattro grandi comparti: funzioni dello Stato Centrale, rapporti finanziari tra questo e i governi locali, previdenza e sanità. Ma allora: come si fa a «intaccare» i quattro comparti senza tagliare? Il ministro ha forse in mente di usare uno scalpellino? E in fondo, come non comprendere un ministro che poi, sempre nell'e-mail, aggiunge: «È un'impresa ardua che da anni o decenni non viene intrapresa, e non, come tu - cioè Giavazzi - vorresti far credere, un gioco da ragazzi». Che stare al governo e amministrare l'economia pubblica non sia un gioco da ragazzi è scontato, ma una cosa è certa, che lui è il ministro e a lui spetta rimboccarsi le maniche e interessarsi dell'Italia più che dei quotidiani e dei loro problemi di vendite o di copie da recuperare nei confronti di altre testate».
Il caso
Tps, ministro senza humorPadoa Schioppa e Giavazzi bisticciano per Mieli. Scontro all'ultima e-mail