Ad affermarlo, scatenando le polemiche di opposizione e associazioni di categoria è il presidente del Consiglio Romano Prodi. In un colloquio con alcuni quotidiani, tra cui il «Corriere della Sera», il presidente del Consiglio, in vacanza a Castiglione della Pescaia, spiega che «prima di tutto un Paese che non riesce a far pagare le tasse è un Paese che non riesce a raggiungere i suoi obiettivi. Secondo, resta un Paese incivile. Terzo, se riesce a far pagare le tasse, possono calare le aliquote fiscali». Per risolvere il problema, spiega il premier, «ci vuole tempo, ci vogliono sette-otto anni di politica fiscale continua, stabilendo con precisione le procedure di controllo». Prodi incalza il lavoratori autonomi, sottolineando che le categorie che devono pagare di più, o quelle su cui intervenire prima, sono «le categorie che non usano la contabilitè. I lavoratori dipendenti non evadono». Pronta la reazione della Cgia: «La patente di evasore non può essere affibbiata agli autonomi, bensì ad altri. E nemmeno coloro che sono a reddito fisso possono chiamarsi fuori da queste responsabilità. Secondo l'Istat ci sono 2.600.000 dipendenti che svolgono il secondo o il terzo lavoro in nero facendo una vera e propria concorrenza sleale nei confronti dei lavoratori autonomi. Senza contare le attività irregolari svolte da larghe fette di pensionati o di disoccupati». Così replica il segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi. L'imponibile evaso in Italia, secondo la stima calcolata dalla Cgia, è di circa 311 miliardi di euro l'anno, pari a circa il 25% del Pil nazionale. Ci sono 4 aree di evasione/elusione fiscale presenti in Italia: l'economia sommersa; l'economia criminale; l'evasione/elusione delle grandi imprese e quella dei lavoratori autonomi e delle piccole imprese. Queste quattro aree sottraggono al Fisco all'incircai 400 miliardi l'anno. Confcommercio, dal canto suo, propone di combattere l'evasione abbassando le tasse al motto di «pagare meno pagare tutti». Mentre Confartigianato punta il dito contro «gli invisibili»: «L'obiettivo del Governo dovrebbe essere quello di stanare i soggetti invisibili al Fisco, e tra questi anche i lavoratori dipendenti che fanno il doppio o triplo lavoro e le società di capitali che dichiarano redditi pari a zero». Intanto, secondo quanto pubblica l'«Espresso» oggi in edicola, gli autonomi dichiarano in media 26.491 euro l'anno. «I sarti dichiarano 8.659 euro l'anno. I titolari di lavanderie e tintorie si fermano a quota 8.611. Quelli delle mercerie addirittura 7.642. I venditori di profumi e saponette non vanno oltre gli 11.070. I tassisti superano di poco gli 11.500. I ristoratori sono inchiodati a 13.446 euro, meno ancora dei baristi che dichiarano di doversi accontentare di 13.471 euro». È la «tabella della vergogna» dei redditi medi dichiarati da lavoratori autonomi e piccole imprese di 50 categorie che hanno appena subito una revisione degli studi di settore in base alle ultime elaborazioni dell'Agenzia delle Entrate e pubblicate dall'Espresso. «Su un universo di 1.622.879 contribuenti - scrive in una anticipazione il settimanale - la media fa 26.491 euro». Una somma, sottolinea l'Espresso, in linea con le buste paga degli insegnanti di scuola media. Poco più degli impiegati comunali. Ma molto meno, ad esempio, dei poliziotti.
La polemica
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