Entrambe le ipotesi, personalmente sostenute dall'ex Presidente del consiglio, presuppongono una strategia di larghe intese ma non prefigurano formule di unità nazionale o "governissimi" di grande coalizione (sul modello tedesco, per intenderci), peraltro rifiutate da tutte le forze politiche. Di che si tratta, più precisamente? Intanto, si tratta di soluzioni che vengono escogitate per fronteggiare fasi di crisi o di emergenza, quando sorgono problemi gravi per il corretto ed efficace funzionamento del sistema di rappresentanza elettiva e della normale dialettica democratica fra maggioranza e minoranza. In quanto tali, sono ipotesi non proprio sconosciute all'esperienza storica del nostro paese. Un governo istituzionale è quello che raccoglie personalità di indiscusso prestigio e ampio consenso per meriti acquisiti nella dedizione agli interessi generali, al di là delle rispettive appartenenze politiche. Con mandati in genere limitati nel tempo e legati a un processo costituente o di revisione delle regole del gioco. Prototipo - e finora unico esempio - di governo istituzionale in Italia sono stati i ministeri succedutisi nell'immediato dopoguerra (dal '46 al '48), composti dagli esponenti più rappresentativi dei partiti aderenti al Comitato di liberazione nazionale. Il governo tecnico (o dei tecnici) è strumento meno impegnativo e perciò più ricorrente. Si colloca anch'esso in contesti di crisi della maggioranza, ma non è altrettanto strettamente vincolato a condizioni di ampia convergenza parlamentare. Anzi, costituisce in genere l'espediente attraverso il quale le forze politiche delegano a "esperti", con particolari conoscenze e abilità specialistiche, la gestione di politiche di risanamento economico o di riassetto del bilancio che comportano notevoli costi di consenso sociale. I governi Amato e Ciampi, che si assunsero il compito (e il rischio) di portare il paese nell'aerea del'euro nei primi anni '90, rispondono in parte a queste caratteristiche. Come vi si richiamano le numerose formule di monocolore democristiano, escogitate per fronteggiare periodi di transizione, per lo più estivi (e per questo noti come governi "ponte" o "balneari"). Deve essere chiaro, tuttavia, che governi istituzionali, tecnici, e governissimi, costituiscono comunque delle anomalie nel sistema dei rapporti fra governo, parlamento ed elettori. E in nessun caso può essere accreditato l'equivoco che si tratti di soluzioni a-politiche. Altro è il problema della loro effettiva praticabilità. Tanto più che dall'altra parte, tra le fila dell'alleanza ulivista, si preferisce pensare ad allargamenti della maggioranza: un eufemismo per non parlare di "ribaltoni". Meglio, molto meglio, sarebbe allora - in caso di crisi - rimettere al questione al responso delle urne.
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