Politica

Fini e Casini

ora fanno le mezze punte

Se ne aggiungono altre due (Casini e Fini), invece, se in gioco c'è il raccattare più voti in questa campagna elettorale. Dunque, sulla leadership della Casa delle libertà, sembra andare in archivio la storiella delle tre punte. Ne sono convinti - come d'altronde lo sono stati sempre - gli stessi leader di An, Gianfranco Fini, e dell'Udc, Pierferdinando Casini, che dalla Sicilia, entrambi ieri in tour elettorale, ripongono al primo posto del podio la figura di Berlusconi come futuro capo del governo. Lo difendono nella querelle contro il vertice di Confindustria, sebbene proprio Montezemolo, Della Valle e Tronchetti li abbiano corteggiati anche con il famoso editoriale di Mieli sul Corriere della Sera. «Potrei fare il ministro degli Esteri», è la nuova prospettiva indicata da Pier Ferdinando Casini per il dopo-10 aprile: dunque, sembra smarcarsi dalla corsa per il comando della coalizione. E ancor più chiaro è Fini. Se l'intervento di Berlusconi a Vicenza aveva creato qualche imbarazzo dentro An (Alemanno l'ha definito «imbarazzante»), il vicepremier difende in maniera convinta il Cavaliere: «L'intervento di Berlusconi in Confindustria ha dimostrato che la stragrande maggioranza degli imprenditori non crede alle promesse del centrosinistra e non si fida di Romano Prodi», sottolinea. Insomma, chiari più che mai i ruoli nella squadra di centrodestra: due mezze punte (Fini e Casini) e un forte attacco guidato da un'unica punta, Berlusconi. L'avversario non è più interno. Ma diventa Prodi. E così lascia segno il blitz all'assise di Confindustria del Cavaliere e che cancella definitivamente il faccia a faccia televisivo con il candidato premier del centrosinistra. «Romano Prodi ha un certo rapporto non con l'economia, ma con una certa parte dell'industria che investe solo se ha contributi, cioè è garante del capitalismo assistito», affonda il leader di An che aggiunge: «La politica di Prodi è proprio un esempio qui al Sud, le imprese del Nord investono perché hanno presi i soldi da un governo e quando questo tipo di contribuzione finisce chiudono e lasciano disagi ambientali e disoccupazione. Questa è stata la politica di sviluppo della sinistra - prosegue Fini - e di Prodi negli anni scorsi». Nel tour siciliano di Casini, anche il leader dell'Unione diviene bersaglio principale. E parte un primo attacco: «Prodi ormai è diventato il mago Otelma della politica italiana». Per il leader (di fatto) dell'Udc, da Messina, una delle tappe isolane, sottolinea che «il problema non è tanto Confindustria quanto Prodi stesso che prima rassicura la Cgil e il giorno dopo va a fare promesse alla Confindustria». Un secondo attacco all'Unione Casini lo sferra da Caltanissetta. «Il centrosinistra è sempre abituato a darci ragione in ritardo. Siamo in una terra straordinaria e ho pensato ad un uomo che mio padre stimava moltissimo e che dai comunisti subì mortificazioni e umiliazioni enormi. È stato un grande costruttore e difensore delle libertà democratiche in Italia: si chiamava Mario Scelba». E via via fino a De Gasperi: «Anche qui il centrosinistra arriva in ritardo definendolo "affamatore del popolo", ma poi ha riconosciuto che è stato il grande costruttore della democrazia italiana». E Berlusconi? Per ora tace. Ma tornerà a farsi sentire presto.

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