Politica

Fini ora punta sulle imprese

«Abbiamo bisogno di nuove idee», ha commentato Fini. Punta in alto, «la destra del centro destra» che ieri ha aperto a Roma la sua campagna elettorale. E non risparmia niente. Da Verona, il leader di An traccia e manda segnali importanti. Parla del programma, innazitutto: «L'Unione ha presentato 281 pagine in molti casi per nascondere nelle parole dei nodi che non è in grado di sciogliere. Noi - ribadisce Fini - abbiamo scelto di rivendicare le riforme già attuate ed indicare dieci punti programmatici in sintonia con le riforme che ci impegneremo ad attuare». E tra questi, dato il tema della convention, non si poteva non far riferimento al mondo imprenditoriale, verso il quale Fini mette l'accento su una delle richieste maggiori che provengono dal mondo imprenditoriale, la riduzione dell'Irap, «che poniamo al centro dei nostri interessi. Se per noi è difficile metterla in atto, e comunque ci abbiamo provato con 300 mila aziende che che hanno beneficiato di una riduzione. Sicuramente - incalza Fini - se ci fosse stato il centrosinistra al governo loro non ci avrebbero neppure provato, del resto tra di loro c'è qualcuno che continua a pensare che la proprietà privata sia un furto». E ancora, per quanto riguarda le imprese, il vice premier sfida Confidustria. «La meritocrazia per noi è un valore culturale - sostiene Fini sollecitato dal presidente degli industriali del Veneto Andrea Riello - facciamo una dichiarazione comune tra Governo e Confindustria affinché le risorse non vadano più a sostegno di industrie decotte che non producono più». Dalla Fiera di Verona all'Auditorium della Tecnica di Roma, An c'è e a chi, magari, si aspettava un clima rassegnato si è contrapposto un parterre gremito. L'apertura della campagna elettorale capitolina del candidato capolista al Senato, Francesco Sotrace, alla presenza del candidato a sindaco, Gianni Alemanno, è stata il segno che il partito non solo risponde, ma ci crede. Luca Barbareschi, uno dei pochi artisti a destra, come si definisce egli stesso, ha presentato i senatori, i ministri e i sottosegretari di Roma e del Lazio. Un clima di festa ha accolto il «ritorno di Storace», che parla per la prima volta in pubblico dopo le Regionali e per la prima volta appare, nei manifesti, vicino a Gianfranco Fini. Tre slogan che racchiudono tutto il senso di queste due campagne elettorali, quella nazionale e quella per la Capitale: «Futuro Italia, Diritti Italiani e Amore per Roma». Dietro questi tre slogan ci sono loro, Fini, Storace ed Alemanno, c'è un partito «che vuole la riscossa per la sua dignità», come precisa il sottosegretario Cesare Cursi. Ci sono valori che fanno sì che il saluto a Donna Assunta Almirante si tramuti in un tributo di applausi. Una tribuna che ascolta e giudica i suoi leader. Che non si risparmiano. Un commosso Storace, che subito chiarisce «non riuscirete a farmi piangere», sale sul palco e detta le priorità. «Potenzieremo le politiche di prevenzione innanzitutto per i giovani, ma anche per gli immigrati. Per questi ultimi l'obiettivo non è conoscerne lo stato di salute per cacciarli, bensì per aiutarli. Vi sarà poi la battaglia per la legge 180: le famiglie non devono più essere lasciate sole davanti alla tragedia di un malato mentale in casa». Tocca ad Alemanno, invece, dissipare le voci di un contrasto con Storace che starebbe lacerando il partito. «Sembrerà strano - sostiene il candidato a sindaco di Roma - ma il primo litigio che ho avuto con Francesco è stato per i polli. Un litigio che però ci ha portato in Europa e ci ha fatto scrivere una pagina importante per la salute dei cittadini, con il riconoscimento dell'etichettatura sui prodotti. Magari - ironizza - sembravam

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