Politica

Sale ancora

la voglia di patrimoniale

A riaccendere la polemica, dopo che in primavera si stava facendo strada quest'ipotesi nella coalizione di governo - soprattutto grazie ad An, Lega e Udc - per trovare fondi da destinare all'Irap, è stato il centrosinistra. In un'intervista sul Corriere della sera di ieri Paolo Onofri, economista ed esponente del think tank di Romano Prodi, ha ripreso l'affermazione del leader dell'Unione sul taglio del costo del lavoro di cinque punti rispondendo al premier Silvio Berlusconi che l'aveva definita «una piacevolezza che costerebbe 40 mila miliardi di vecchie lire», ovvero oltre 20 miliardi di euro. «Gli esperti dell'Unione - ha spiegato Onofri dalle colonne del quotidiano milanese - calcolano un onere di circa dieci miliardi di euro l'anno. Cioè 50 durante l'arco di tutta la prossima legislatura». Ma dove si possono trovare questi soldi? Bisogna perequare le aliquote contributive a carico delle imprese e dei lavoratori, dicono dallo staff di Prodi, ma non è escluso che si possa ricorrere anche ad una armonizzazione delle tasse sulle rendite finanziarie. Sulla questione è intervenuto ieri anche Enrico Letta, responsabile del dipartimento economico della Margherita: «Credo sia assurdo - ha spiegato Letta - che da noi la tassazione sia al 12,5 per cento (sui titoli di stato e sulla maggioranza dei guadagni finanziari, mentre è al 27 per cento sui conti correnti bancari e postali e sui capital gain, ndr) mentre la media europea vede la tassazione che si aggira intorno al 20 per cento e credo che sia molto più giusto riportare quella tassazione al 20 per cento e usare quelle risorse per abbattere il cuneo fiscale».

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