Politica

Ma la telepredica non è il futuro dei leader

Da destra a sinistra monologhi bocciati e «salotti» da rivedere. Il confronto si fa con le cifre e le domande del pubblico

Ma anche i monologhi del Molleggiato hanno raggiunto cifre superiori ai 10 milioni. Ascolti che i politici si sognano tutte le notti. È dunque tornata l'era dei telepredicatori? Del Berlusconi prima maniera? Dobbiamo aspettarci una campagna elettorale a colpi di monologhi televisivi? «Non facciamo confusione - commenta l'ex ministro Gasparri di An - il Celentano politico è personaggio sopravvalutato. Un predicatore che usa il frullatore mischiando realtà e finzione. Il Berlusconi televisivo di qualche anno fa era diverso. Lui arrivava a parlare alla gente di politica dopo essere stato un vincente nell'impresa, nello sport e nella finanza. E poi la semplicità del linguaggio e il modo di comunicare hanno fatto breccia tra la gente. La politica in tv - prosegue Gasparri - non ha bisogno di telepredicatori. Bisogna tornare ai dibattiti nei quali le parti si affrontano su temi reali con tanto di cifre. Credo che anche Vespa stia studiando delle novità per la sua trasmissione». «Solo l'occhio deformato di questo Paese - aggiunge il verde Pecoraro Scanio - può dare tutta questa importanza a quello che dice Celentano. Politicamente non ha spostato un voto. Lo dicono i sondaggi fatti nelle quattro settimane. La politica in tv necessita di trasmissioni come Reporter». Ma gli ascolti così elevati di Celentano dipendono dal fatto che è Celentano. Non ha dubbi il ds Giulietti: «Politicamente viene sovraccaricato. A far presa sul pubblico sono la sua autonomia e la sua genialità, non certo quello che dice. Adesso è il centrodestra che lo accusa, nelle precedenti trasmissioni ricordo di averlo difeso dalla sinistra che si infuriò per i monologhi su aborto, divorzio e famiglia. Tuttavia sconsiglierei a ciascun politico di seguire la strada del telepredicatore. Semmai la politica in tv deve essere quella dei viaggi straordinari tra la gente alla Zavoli o alla Biagi. Attualmente si fa nei salotti chiusi nei quali ci confrontiamo sempre tra noi, lasciando chiuse le finestre sulla realtà». «A modo suo - sottolinea l'azzurro Lainati - anche Santoro è stato un telepredicatore. Ha usufruito della tv per fare politica. Per conquistare il favore dei telespettatori bisogna essere ottimi comunicatori. Berlusconi lo è. Sono molto bravi anche Fini e Casini. Prodi è la negazione della comunicazione. Meglio Rutelli». «Nessuno sa arrivare al cuore degli italiani come Berlusconi - ribadisce l'eurodeputato Tajani - lui è un grande comunicatore, il suo carisma va al di là del format del programma. Sarebbe Berlusconi sempre». A Roberto Giachetti (Margherita) Celentano non è proprio piaciuto. «Ha fatto ascolti - dice - perché l'evento è stato preparato da mesi. Se Celentano nei suoi monologhi avesse parlato di sport e non di politica i risultati sarebbero stati gli stessi. Fa riflettere il fatto che in tv la politica debba sempre agganciarsi ai treni dei salotti o delle trasmissioni di intrattenimento, accettandone riti e formalità. Possibile che non riesca da sola a fare grandi ascolti? Ci vuole meno ambiguità. Bisogna avere il coraggio di rischiare con una trasmissione tutta politica, con tanti spot come si fa per gli eventi. Ospiti solo grandi comunicatori». Quali? «Beh, Veltroni e Rutelli da una parte; Berlusconi e Casini dall'altra». Fini e Prodi si dovranno accontentare delle sagome?

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