Liberare. Gira sempre attorno a queste parole il vocabolario dei berluscones. Certo, c'è anche chi porta sulla maglietta un inequivocabile «La cultura serve solo a farsi grandi scopate by Memmo». Ma c'è anche chi compra t-shirt con su scritto «Sono libero grazie a Dio, liberale grazie a Silvio». Poco più in là, tra gli stand dell'Hotel Hilton di Sorrento, dove si tiene la convention dei giovani del Circolo di Marcello Dell'Utri, campeggia anche «Ecce Homo» di Friedrich Nietzsche o il «Quinto libro del Capitale» di Armando Plebe. E in fin dei conti è proprio questo il mondo di Berlusconi. Sacro e profano. Politica e sesso. Santo e pagano. Governo e belle donne. Tifo da stadio e occhi languidi. «Comunista è qualcuno che legge Lenin e Marx, anticomunista è qualcuno che li capisce» si legge su una maglietta in vendita a cinque euro. E c'è lui, Silvio, che sale sul palco tra le ovazioni e dice: «Andateci piano, alla mia età le emozioni fanno ancora un certo effetto». Eccolo, Berlusconi. Quello che ammicca, corteggia anche quelli delle ultime file a quali rivolge un caloroso saluto giusto per non perdere anche la loro attenzione. Ma non disdegna quelli seduti in prima fila e li avverte: «Posso parlare sino a notte fonda. Vedo qui due fidanzatini che si danno la mano: loro certamente resteranno con me». E poi gli scappa da ridere, non si trattiene. Elenca le bellezze d'Italia, ma sembra parlare soltanto con due occhi azzurri (e capelli corti) in prima fila, sono quelli di una ragazza — alla guida dei giovani azzurri milanesi — che il Cavaliere da qualche tempo conosce molto bene. Tanto che ad un certo punto la chiama per nome chiede conferma: «Non è vero Lara?». Eccolo Berlusconi. Si avvicina la sua campagna elettorale e ricompaiono gli amici di sempre. Marcello Dell'Utri, che gli ha organizzato le truppe forzitaliche. E riappare anche Cesare Previti, scortato da moglie e figlia. Lino Jannuzzi gli fa strada. C'è Angelino Alfano. E Antonio Martusciello. E poi i vertici di Forza Italia, con Sandro Bondi che si va a sedere in un angolino, e Fabrizio Cicchitto che ascolta le lamentele che gli giungono dai militanti della Calabria. Lui parla. E si lascia interrompere. Come al cafè chantan, che è cosa diversa dallo stadio dove si applaude o si fischia solo ad azione finita. Qui lo show è interattivo. Parla e lascia che il pubblico gli urli: «Silvio, Silvio»; «Massacrali»; e il gettonatissimo «Non mollare». E alla fine, al microfono con Gaetano Apicella alla chitarra delizia i ragazzi con alcune delle «sue» ultime canzoni. «Alcune ragazze molto carine mi hanno chiesto se avevo trovato il tempo per scrivere delle canzoni. Ve le faccio sentire». Apicella inizia a suonare e Berlusconi attacca a cantare. Dopo le canzoni, il «trenino». E i ragazzi, saltellando, canticchiano «chi non salta comunista è...». F. D. O.
LA CURIOSITÀ
I miti dei berluscones tra anticomunismo e sesso