Politica

E ora Prodi

spaventa gli italiani

L'allarme è già scattato nel quartier generale di piazza Santi Apostoli. Un nome che sembra addirsi poco al vertice del centrosinistra che si sta caratterizzando sempre di più come una coalizione contro l'elettorato cattolico, moderato, quello degli incerti, degli indecisi e che paradossalmente sarà determinante nelle elezioni politiche del 2006. Non a caso Berlusconi ha iniziato un'opera di corteggiamento proprio di quelle fasce più lontane dalla politica. Cominciando con la dichiarazione con la qualre ha ripudiato la guerra in Iraq. Sul fronte opposto la situazione s'è invece complicata. La campagna elettorale sembra iniziata con una raffica di scioperi, contestazioni, cortei, manifestazioni. Nelle ultime settimane hanno protestato le categorie più disparate. Dagli artisti agli studenti. Tutte categorie già largamente politicizzate, mentre l'elettorato moderato, che pure sembrava aver partecipato alle primarie di due settimane fa, pare svanito. Tra i fedelissimi di Romano Prodi serpeggia un certo malumore. Sono tutti ben consapevoli del fatto che alle scorse elezioni Regioni hanno votato 29 milioni di elettori. Alle Politiche saranno oltre 35, forse 38. Insomma, ci sono altri 6-8 milioni di persone che non seguono le vicende politiche con assiduità, ma non sfuggono al richiamo della scelta del governo dle Paese. È il «popolo degli indecisi» e che paradossalmente diventa decisivo. Ed è quello che le ultime uscite del centrosinitra rischia i mettere in fuga. La miccia accesa dalla richiesta di inserire nel programma dell'Unione la revisione del Concordato stato-Chiesa per esempio è considerato pericolossissimo. Perché dà la sensazione che il centrosinistra non sia tanto la coalizione che difende i laici, piuttosto di quella che vuole aggredire la Chiesa. E per questo Prodi è corso subito ai ripari, fermando sul nascere le richieste di socialisti e radicali. Proprio per questo anche la richiesta di insistere per i matrimoni gay è stato rapidamente escluso dal dibattito interno. il leader dell'Arcigay, il deputato diessino Franco Grillini, bolognese e amico di famiglia di Prodi, è stato quasi tacitato. Una censura preventiva che è caduta anche sui Pacs, i patti per le unioni di fatto e che potevano comunque suscitare polemiche e rafforzare l'immagine di una coalizione che intende mettere ai margini i cattolici. L'ordine che gira tra i partiti del centrosinistra è di evitare altri temi che possano allarmare l'elettorato. O peggio, minacciarlo. Un tema sensibile per esempio è quello relativo alle tasse. E qui il pericolo per Prodi può venire soprattutto da Fausto Bertinotti. Il leader di Rifondazione comunista sogna di procedere con la patrimoniale. Una tassa sui patrimoni, chi ha la deve pagare. Già la sua sortita durante la campagna elettorale del '94 spostò centinaia di migliaia di voti a vantaggio del Cavaliere. Accantonata, almeno in pubblico la patrimoniale, la preoccupazione ai paini alti dell'Unione è che mentre Berlusconi intende presentarsi come l'uomo che taglierà ancora le tasse, Prodi sarà rappresentato come quello che le metterà. Di nuove. Di altri tipi. D'altro canto il Professore è sempre l'uomo che istituì l'eurotassa, che gli italiani non hanno dimenticato. Sempre sul fronte economico Confindustria è già stata messa in fuga con la minaccia di cancellare la legge Biagi che ah reso più flessibile il mercato del lavoro. Capitolo a parte è quello del terrorismo. E in generale l'intero comparto sicurezza. L'ala radicale della sinistra contesta le forze dell'ordine. Nelle recenti manifestazioni sono sempre stati visti in prima fila il verde Paolo Cento e il comunista Oliviero Diliberto. Il pericolo è che l'Unione possa essere percepita dall'elettorato moderato come la parte politica che comunque non sostiene politiche per la sicurezza. Per esempio, patteggia con il mondo islamico ai limiti del simpatizzare con l'estremismo e il terrorismo. In questa chiave i vertici dell'Unione temono che insistere troppo sull'abolizione della legge Bossi-Fini possa aiut

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