È venuto il momento di dire basta alla riforme, che spesso stravolgono l'impianto giudiziario senza riuscire ad essere assimilate dagli operatori, per dedicarsi all'organizzazione della macchina giudiziaria». È l'appello lanciato da Luigi Scotti, presidente del Tribunale di Roma, nel corso della presentazione del libro bianco dell'associazione Astrid sulla durata dei processi. «È un'operazione che può essere affrontata - ha continuato Scotti - con una programmazione intelligente, verificando il rapporto costi-benefici di ogni operazione, valutandone la fattibilità sulla disponibilità delle risorse messe a disposizione dal ministero della Giustizia». Del resto la domanda di giustizia è in continua crescita, come ricorda Giuliano Amato, ex-presidente del Consiglio. «In base all'annuario Istat sulle statistiche giudiziarie - ha evidenziato - nel 2003 i procedimenti civili sono aumentati rispetto all'anno precedente sia in primo grado (+10,8%), che in appello (13,4%), mentre sono diminuiti quelli esauriti del 3,2% in primo grado. In Cassazione si è avuto invece un calo del 12,8% dei procedimenti proposti e un aumento del 9,8% di quelli conclusi». I tempi di conclusione del processo rimangono lunghi, soprattutto nel campo fallimentare. «Le procedure fallimentari chiuse nel 2003 - ha ricordato Amato - sono calate del 2,3%, con giudizi che durano mediamente 2.784 giorni, circa sette anni, con effetti devastanti per l'economia».
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