La riforma è stata approvata con 323 sì, sei no e sei astenuti. Il testo ora passa al Senato. I deputati dell'Unione sono rimasti in Aula ma non hanno votato: hanno tenuto in mano le schede per la votazione sventolandole in alto. È un presidente del Consiglio raggiante quello che saluta parlamentari e giornalisti in un affollato Transatlantico. «Soddisfatto» per la performance della sua coalizione, una «garanzia» per il futuro e «un forte segnale di compattezza» che il premier a questo punto chiede anche per il varo definitivo della riforma federale. Ma anche per concretizzare la modifica della par condicio. Berlusconi non lo dice apertamente, ma l'ipotesi che possa andare in porto anche quest'ultima riforma sembra essere sempre più concreta, «naturalmente si potrà definirla — premette — solo con il consenso di tutti gli alleati». In questo contesto positivo non manca però una grana: la necessità, ammessa ieri dal premier, di una correzione dei conti pubblici del 2005: un nuovo intervento di finanza pubblica che è stato studiato ieri e che potrebbe arrivare sul tavolo del Consiglio dei ministri già oggi. E proprio per seguire questa ultima emergenza Berlusconi ha fatto ieri la spola tra Camera e palazzo Chigi, dove ha incontrato tra gli altri il ministro dell'Economia Tremonti, utilizzando a sorpresa, per la prima volta dopo tanti anni, il sottopassaggio che unisce i due palazzi, mai più aperto, a memoria dei sorpresi cronisti parlamentari che lo hanno tampinato nella maratona di Montecitorio, dai tempi dell'ultimo governo Andreotti, nel 1991. Ma il problema della correzione dei conti non sembra scalfire il buon umore del premier concentrato nell'esaltare la «prova» data in queste ore dalla Casa delle Libertà: «Una grande prova di granitica compattezza» che ha consentito il varo di una legge «difficile da accettare» anche da parte di tanti parlamentari del centrodestra. Una valutazione che, nella sostanza, rappresenta la premessa per spiegare che questa coalizione ha ancora un futuro. E il suo comportamento di ieri rappresenta, inoltre, una «bella spinta» per andare verso il partito dei moderati. Il messaggio ai suoi è chiaro: avanti tutta così. E oggi al lavoro per trovare una soluzione sulla correzione dei conti per il 2005. Ma Berlusconi ha anche commentato il comportamento dell'Unione in aula: «Ci confrontiamo con una sinistra che, ahimè, ha questa povertà di valori che appare evidente anche solo seguendo un dibattito come in questa occasione». «I valori — ha aggiunto — sono soltanto quelli di ribaltare la realtà, di attaccare gli avversari, considerandoli non degli interlocutori democratici ma dei nemici, e di irriderli senza esclusione di colpi». «Credo — ha proseguito il premier — che gli italiani si siano fatti un'idea ben precisa di chi sono oggi i rappresentanti di questa sinistra». A chi gli chiedeva un commento sull'intervento del segretario dei Ds Piero Fassino che ha criticato la maggioranza per aver fatto da sola la riforma sulla legge elettorale, Berlusconi ha risposto: «C'era tutta la più ampia disponibilità e volontà da parte nostra di collaborare con questa opposizione, ma con questa opposizione non siamo mai riusciti a collaborare per nessuna legge, proprio per il fatto che loro sono i primi a non considerarci degli interlocutori ma soltanto dei nemici». Infine il premier ha commentato il suo invito di mercoledì all'Udeur e alla Margherita di schierarsi con la Cdl «Se siete convinti che noi vinceremo le elezioni, grazie alla modifica della legge elettorale, allora venite anche voi da questa parte. Così ho risposto ad una loro provocazione. Sono stati infatti i leader del centrosinistra a dire che noi volevamo un cambio della legge
Riforma elettorale, primo sì
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