Politica

I casinones

Non che si fosse mai chiusa, ma le ultime uscite del premier avevano fatto sperare in un'interruzzione delle ostilità. Poi è arrivato Pier Ferdinando Casini e la partita si è clamorosamente riaperta. Le parole rilasciate dal Presidente della Camera al Corriere della Sera sono state lette dai più come un vero e proprio ultimatum. Erano giorni che nei corridoi di Montecitorio girava la voce di una spaccatura tra il premier e Casini. Il presidente della Camera accusava Berlusconi di averlo sostanzialmente preso in giro convincendolo a spendersi in prima persona per poi voltargli le spalle all'ultimo minuto. Così dopo giorni di fredde dichiarazioni è arrivata l'intervista. A persuader Casini a forzare la mano sarebbe stata la convinzione, ormai condivisa da buona parte della maggioranza, che alle politiche 2006 il centrodestra è ormai destinato alla sconfitta. Partito unico o non partito unico il destino è ormai segnato, serve una svolta, se non per vincere almeno per contenere la sconfitta e gettare le basi per un futuro più roseo. E quale svolta più significativa di un cambio di leadership? È chiaro che, in un'ipotesi di questo tipo, il presidente della Camera, è ovviamente il primo della lista. Il suo unico e possibile antagonista è, almeno per il momento, Gianfranco Fini, ma tra i due non c'è proprio partita. Il leader di An ha un partito che, per metà, lo ostacola, non può contare su sponde favorevoli all'interno delle altre forze della coalizione e, soprattutto, manca di quella rete di «uomini giusti al posto giusto» su cui può contare invece Casini. La forza del presidente della Camera, infatti, sta proprio nei «casinones», personaggi pubblici che, più o meno convintamente si sono schierati dalla sua parte. Senza contare che il primo inquilino di Montecitorio ha saldamente in mano il suo partito grazie a Marco Follini e Lorenzo Cesa. Il segretario Udc è stato il primo a puntare il dito contro Berlusconi e anche ieri ha ribadito il concetto affermando di «condividere il ragionamento» di Pier Ferdinando Casini. Per quanto riguarda il capogruppo Udc all'Europarlamento, invece, da sempre fedelissimo del capo, Cesa è l'uomo dell'organizzazione, ma anche il portavoce ufficiale della linea centrista sul tema del partito unico. Archiviato il capitolo Udc, Casini si apre all'esterno andando a pescare soprattutto dalle parti di An. Assolutamente pro-Casini sono il viceministro Adolfo Urso e gli ex Dc alla Publio Fiori che ha ormai abbandonato Alleanza Nazionale per intraprendere la strada che porta verso la ricomposizione del «grande centro» e gli potrebbe essere ancora più utile se approdasse al partito di Rotondi. Ma dei «casinones» è entrato a far parte di diritto anche il ministro della Politiche Agricole Gianni Alemanno che ha sposato il «Casini-pensiero» in contrapposizione al suo compagno di corrente il ministro Francesco Storace. Ma il bel Pier piace anche al centrosinistra. Una sua candidatura convincerebbe definitivamente il «traballante» Clemente Mastella. E anche Francesco Rutelli guarda con interesse al primo inquilino di Montecitorio. Ma la rete dei fan di Casini va ben oltre il campo della politica. «Casinones» a tutti gli effetti è il segretario della Cisl Savino Pezzotta, sempre alla ricerca di un riferimento politico che possa far proprie le istanze sociali della Confederazione. E tifa per Casini anche il presidente degli industriali Luca Cordero di Montezemolo che può contare su un'amicizia di lunga data maturata nella «dotta» Bologna. C'è però un punto debole nella rete dei «casinones» ed è quello dei poteri forti del Nord Italia, in particolare poteri finanziari. La candidatura di Pier Ferdinando Casini, infatti, non è ben vista soprattutto in Lombardia dove Berlusconi è ancora molto radicato e dove in pole position c'è semmai il governatore Formigoni. È per questo che Casini ha voluto investire soprattutto su Bruno Tabacci. Tabacci è la testa di ponte di «casinones» nel regno dei «berl

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