Politica

RIFORMA ELETTORALE

Ma tra i «saggi» non c'è accordo

O meglio il nodo politico da sciogliere. La pre-condizione che l'Udc pone per iniziare qualsiasi tipo di trattativa, infatti, è che si discuta della proporzionale. «Abbiamo posto una questione pregiudiziale - ha spiegato il responsabile enti locali centrista Stefano Graziano - e siamo disponibili a fare una modifica della legge elettorale solo se in direzione della proporzionale». Un ragionamento che va perfettamente in sincrono con le parole pronunciate da Marco Follini («Il proporzionale è una buona idea anche per la governabilità») e da Lorenzo Cesa che ha condizionato il buon esito del partito unico alla proporzionale. Sta di fatto, però, che si tratta di una visione del sistema elettorale che è diametralmente opposta a quella di An, partito da sempre fautore di un bipolarismo il più spinto possibile. «Noi - è la replica piccata dello "specialista elettorale" Vincenzo Nespoli - non siamo disponibili a valutare alcuna possibilità di ritorno al proporzionale che sembra essere la coperta di un tentativo neocentrista che, senza alcun pudore, qualcuno vuole portare avanti». Tra i due fuochi Berlusconi prova a fare la parte del mediatore e cercherà di trovare la quadra a un vertice misto tecnico-politico, con leader e saggi, un po' come è accaduto per le riforme costituzionali. Per il momento con l'Udc si è schierato apertamente anche il Nuovo Psi (erano presenti Stefano Caldoro e Chiara Moroni). Mentre anche i Repubblicani parrebbero favorevoli. La Lega, invece, per ora non scioglie le riserve.

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