Guardi, mi sono dato una linea del silenzio su questa vicenda di An». E perché? «Perché in questa storia è coinvolto Alemanno, che è un mio parente. E ovviamente qualunque cosa io possa dire, sarebbe interpretata in malo modo. Potrebbe essere fraintesa». Va bene, nessuna domanda su Alemanno. Ma può parlare della destra, dell'identità, del progetto? «Allora sì. Aspetti un attimo, abbasso il volume della radio: stavo ascoltando la fine dell'intervento di Gianni». Pino Rauti è chiuso nella sua casa a Roma. Fa finta di mantenere una aristocratica distanza dalle vicende di An. Ma in realtà non riesce a staccarsene. È stato l'unico, nella storia della destra, ad aver sconfitto al congresso del Msi di Rimini, nel gennaio 1990, Gianfranco Fini (che si riprese la segreteria del Msi nel luglio dell'anno successivo). E, allo stesso tempo, Rauti è anche il suocero di Gianni Alemanno, il leader di quella che si va costituendo come una minoranza interna. Onorevole Rauti, stando ad alcune critiche, la destra non ha un progetto. E Fini non ha nemmeno indicato una strada. È d'accordo? «La destra proprio oggi avrebbe molto da dire. Sulla crescita demografica, sulle nascite, sulla famiglia». A cosa si riferisce, scusi? «Tra 10-15 anni ci saranno otto milioni di italiani in meno. E il 30% della popolazione sarà ultra 65enne. E vuole che non ci sia spazio per la destra? Vuole che non ci sia margine per una politica di destra?». Che cosa avrebbe dovuto fare? «Una destra veramente destra avrebbe dovuto fare una politica per la demografia. L'Italia ha bisogno di bambini, è necessario un ringiovanimento del Paese». Scusi, ma non la sta prendendo troppo alla lontana? «Ecco, questo è il punto. Io guardo avanti, penso all'Italia del domani, del dopodomani. Questa destra non appare in grado di andare oltre i prossimi cinque minuti». E se guardasse oltre? «Vedrebbe che è il caso di lanciarsi verso politiche della famiglia. Le donne dovrebbero avere la possibilità di scegliere tra lavorare al proprio posto o a casa. L'obiettivo della destra dovrebbe essere quello di fare in modo che un milione di donne possa lavorare in famiglia e far crescere di mezzo milione le nascite ogni anno. Questi dovrebbero essere politiche di destra. Ma sento discutere di altro». Qual è l'identità della destra oggi? «Ne aveva una e l'ha persa a Fiuggi. Dopo, non è stata più in grado di trovarne un'altra». E perché? «Forse per scelta, o non so. L'hanno molto più forte e spiccata Casini e Follini. E si vede. Eppure...». Eppure? «Eppure noi venivamo da una storia più alta e più nobile della loro». In che senso scusi? «La Dc naufragò nel mare di Tangentopoli. E non accadde per caso». E il Msi? «Fu sotterrato per libera e democratica scelta dei suoi iscritti». Quindici anni fa lei ha battuto Fini. Come fu possibile? «Avevamo un progetto, un'identità, un'idea del futuro». E qual era il progetto? «La sintesi tra il sociale e il nazionale». E cioè? «Noi proponevamo la terza via tra comunismo e capitalismo. Ovvero, una strada che fosse in grado di porre fine ai guasti del comunismo e ai danni del capitalismo». E oggi? Quale potrebbe essere la strada? «La stessa». Ma è una strada di un altro secolo, di un altro millennio... «Allora era la terza via, oggi, caduto il comunismo, è diventata la seconda». Ma siamo nel 2005... «Se oggi stiamo parlando di come porre rimedio ai danni provocati dal capitalismo, credo che sia ancora un dibattito attuale». La destra che cos'è? Laica o cattolica? «Ghibellina». Quindi spera di essere aiutata più dall'Imperatore che dal Papa? «Noi eravamo ghibellini che difendevano valori del cattolicesimo». E che vuol dire? «Che avevamo le nostre idee e le abbiamo ancora. In molte parti coincidono con i valori del cattolicesimo. Anche perché nascono prima, nell'Impero di Roma e nella civiltà greca». Fini si può ancora battere come tre lustri fa? «Ci scommisi allora, torno a scommetterci anche oggi». Però allora, dopo un anno perse. «Ho perso nella cronaca, spero di vincere nella storia». Ma non
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