L'opposizione abbaia e protesta. Fini sentenzia: è la conferma che il governo agiscono in una logica che non è elettoralistica. Ma nella maggioranza riparte il dibattito sulle tasse. È questa in sintesi la giornata politica sul tema del fisco. L'annuncio di Silvio Berlusconi - «riduzione delle tasse solo dopo le europee e a partire dal ceto medio» - viene accolto infatti con eleganza dagli alleati della Cdl che pure, lontano dall'ufficialità, avevano imputato al premier di voler imbastire una frettolosa riforma fiscale, in assenza di risorse, per averne un vantaggio elettorale. Il premier spiega: «Il centrosinistra ci accusa di agire in una logica elettorale - dice volando negli Stati Uniti - noi invece non vogliamo questo ed infatti personalmente sto pensando che illustreremo le riduzioni fiscali prima delle elezioni, ma le attueremo dopo». Sempre entro il 2006 però, in tempo per rispettare l'impegno preso con gli elettori a inizio legislatura. Il piano sarà presentato in uno dei prossimi Consigli dei ministri, dice il premier, per arrivare a ridurre le imposte «a tutti, partendo però da coloro che guadagnano fino a 140 milioni di vecchie lire». Perché, rimarca Berlusconi «è assolutamente infondato dire che noi vogliamo favorire i ricchi». Gli alleati annuiscono senza cantar vittoria. «È la conferma che il presidente del Consiglio e l'intero governo agiscono in una logica che non è elettoralistica», commenta con estrema misura Gianfranco Fini. «Il governo - mette in evidenza il vicepremier - agisce con la volontà di una riforma del carico fiscale compatibile con la revisione della spesa pubblica e quindi con l'individuazione dei necessari tagli senza intervenire su spesa sociale e sicurezza». Anche il leader dell'Udc Marco Follini tace, pur avendo per primo denunciato, nell'ultimo vertice sul fisco a Palazzo Chigi, i rischi di una «riforma spot» in vista delle europee. Il rinvio è «positivo e opportuno» anche per il numero due della Lega Nord, Roberto Calderoli, che insieme al ministro Roberto Maroni chiede di partire in ogni caso dalla riduzione dell'Irap («Il vero motore dell'economia italiana, per le quali dunque è più che mai necessario un intervento mirato», dice l'esponente dell'esecutivo) e dalla introduzione del «quoziente di reddito familiare». Il titolare del Welfare insiste: «La diminuzione della pressione fiscale non solo è possibile ma è anche giusta, tuttavia non vi è molta chiarezza su dove fare i tagli». Se nessuno degli alleati si presenta come vincitore, l'opposizione non perde invece occasione per denunciare «l'ennesima truffa agli italiani», con Dario Franceschini e «il segno della deflagrazione della Cdl», con Enrico Letta, della Margherita. «Come al solito annunci che non corrispondono a fatti concreti» chiosa il leader dei Ds Piero Fassino. «Ai tempi della Dc i politici promettevano una scarpa prima e una dopo le elezioni, ora resta solo la... "sola"», ironizza il Prc Franco Giordano, mentre per Antonio Di Pietro l'annuncio «non farà nè caldo nè freddo, tanto a Berlusconi non crede più nessuno». A tutti replicano gli azzurri Casero e Bertolini: «Facce toste sconcertanti. Prima accusavano il premier di voler ridurre le tasse in periodo elettorale, oggi lo attaccano perché rinvia a dopo le elezioni...».
Fisco, la riforma solo dopo le elezioni
L'annuncio del premier. Fini: «È la conferma che non si tratta di un intervento elettoralistico»