Il ministro del Welfare, Roberto Maroni, apre alla possibilità di mettere mano alla delega sulle pensioni. Parla, il ministro, dopo l'incontro tra Berlusconi e Bossi svoltosi venerdì sera. «Dato che ci sono meccanismi per migliorare il sistema pensionistico dando tempo alle platee di futuri pensionati di adattarsi all'idea che il sistema cambierà - sottolinea Maroni - noi siamo disponibili e questo significa sostenibilità sociale delle riforme, abituarsi cioè al fatto che le cose cambiano. Occorre però dar tempo a tutti coloro che si aspettavano un'altra cosa di adattarsi al fatto che appunto le cose cambiano - aggiunge - senza dover scendere in piazza per tentare di bloccare la riforma. «Se ci sono queste condizioni - conclude il ministro del Lavoro - si può fare qualcosa, altrimenti credo ci siano delle forti ragioni contrarie». Il ministro ha quindi ricordato come nella delega sulle pensioni vi siano tante cose come ad esempio il conferimento del Tfr che mette a disposizione dei mercati finanziari 12 miliardi di euro l'anno. E il coordinatore delle segreterie della Lega, Roberto Calderoli, aggiunge che «si può discutere» su eventuali «ritocchi» al sistema previdenziale, fermo restando che non vengano introdotti i disincentivi e non vengano chiuse le «finestre» per le pensioni di anzianità. Disincentivi e chiusura delle finestre, spiega Calderoli, «sarebbero un'intervento pesante per chi sta per andare in pensione dopo 35 anni di lavoro». L'esponente del Carroccio non è d'accordo sul fatto che la chiusura delle finestre sarebbe una misura poco dolorosa, perché non comporterebbe un vero e proprio taglio: «È vero che non si tolgono i soldi di tasca al pensionato - osserva - ma ingenererebbe un senso di incertezza dei propri diritti che potrebbe avere poi un effetto controproducente, per esempio con una corsa all'uscita alla prima finestra aperta. Noi non vogliamo che i diritti acquisiti siano messi in discussione». Ma i sindacati non ne vogliono sapere. «Il Governo si sta preparando ad un autunno di scontri» fa sapere la Cgil, che ripone pochissimo affidamento sul Dpef che mercoledì sera sarà presentato in consiglio dei ministri. E sulle pensioni lo sciopero generale potrebbe arrivare già nelle prossime settimane: «Se le toccano, dentro o fuori il Dpef, siamo pronti a scendere in piazza anche ad agosto», afferma il segretario confederale, Marigia Maulucci. E Bertinotti propone addirittura uno sciopero europeo. Anche la Cisl non ne vuol sapere. «Non si azzardino a toccare le pensioni nel Dpef, altrimenti sarà sciopero generale». La preoccupazione della confederazione guidata da Savino Pezzotta è che nel Dpef possano essere inseriti disincentivi per le pensioni di anzianità: «Non vorremmo che ci fossero sorprese», afferma il segretario confederale, Raffaele Bonanni, per il quale «deve essere chiaro che per promuovere l'innalzamento dell'età pensionabile noi siamo solo per gli incentivi previsti nella delega. Ogni altra soluzione o modifica vedrà la Cisl in piazza per lo sciopero generale». «I veri nodi da affrontare nel Dpef - prosegue dunque Bonanni - sono quello della competitività del sistema Paese e quello del reperimento delle risorse per lo sviluppo del Mezzogiorno. Su questo il Governo deve assolutamente dare delle risposte, perchè si tratta di richieste non sindacali, ma politiche, di carattere generale. Perché se non si sciolgono questi nodi il Paese non va avanti». Diversa la linea della Uil, che preferisce assumere una posizione attendista. «La prossima settimana ci presenteranno il Dpef e vedremo cosa c'è scritto e valuteremo. È inutile quindi fare ora processi alle intenzioni», dice invece il leader della Uil, Luigi Angeletti.
Pensioni, Maroni ora apre sulla riforma
Il ministro: «La delega è modificabile». Cgil e Cisl e minacciano lo sciopero, la Uil è attendista