Quarto Grado, Venditti sfida Stasi: “Garlasco? Se è innocente chieda la revisione del processo”
“Se Stasi è innocente, facciano una revisione. Vengano qui a Brescia e chiedano di fare un procedimento di revisione del giudicato e poi ne parliamo”: Mario Venditti va all’attacco e scrive l’ennesimo capitolo sul delitto di Garlasco e sulla vicenda giudiziaria di Alberto Stasi e Andrea Sempio. L’ex procuratore capo di Pavia, infatti, intercettato dal programma Quarto Grado parla alle telecamere Mediaset e usa toni tutt’altro che preoccupati per l’indagine a suo carico e anzi invita l’unico condannato per il delitto di Chiara Poggi a chiedere una revisione del processo per dimostrare la sua innocenza. Incalzato dal cronista di Rete 4 dice cosa si aspetta dal procedimento nei suoi confronti: “Mi aspetto una richiesta di archiviazione e un'archiviazione da parte del GIP – esordisce –. Sto qui ad aspettare. Avevo detto che era tutto fumo e niente arrosto e che sarebbe finita così. L'avevo già detto e si sta verificando”.
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Poi l’affondo sulla vicenda giudiziaria di Sempio e Stasi: l’ex procuratore capo di Pavia rigetta ogni possibile errore che gli è stato addebitato. “Perché avrei dovuto procedere con un'altra consulenza quando c'era già una perizia disposta dal giudice che era la Corte d'Appello di Milano, a distanza di un anno, sulla stessa questione, senza nulla di nuovo? – spiega –. L'oggetto della questione erano sempre le unghie della povera vittima e c'era già la perizia De Stefano, che vale molto di più di una consulenza di parte”. E ancora: “Sono tutti elementi, tutte questioni già affrontate dalla Corte d'Appello un anno, due anni prima e dalla Cassazione un anno prima e poi tutto coperto dal giudicato – risponde seccamente, poi il riferimento diretto a Stasi –. Se sono cose nuove, facciano una revisione. Vengano qui a Brescia e chiedano di fare un procedimento di revisione del giudicato e poi ne parliamo”.
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A Quarto Grado parla anche il suo avvocato, Domenico Aiello, che è durissimo con i magistrati che seguono la nuova inchiesta: “Lo scempio è vedere magistrati che pubblicano libri, che fanno spettacoli, addirittura colleghi che fanno spettacoli, che forse non hanno capito che ruolo hanno nell'amministrazione della giustizia”. Aiello chiude la sua analisi: “Quando si ha a che fare con l'omicidio prima di ogni cosa ci vuole il rispetto per la vita, la vita che non c'è più – dice – questo continuo rincorrere le telecamere, un continuo rincorrere lo show, lo spettacolo è veramente deprimente”.
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