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Garlasco, si allarga il raggio d'azione dell'indagine. “Nel pc di Chiara Poggi trovato il movente”

Foto: Mediaset

Ignazio Riccio
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Nuovi sviluppi tornano ad alimentare l’attenzione sul caso del delitto di Garlasco. Nel corso della trasmissione “Mattino5”, in onda su Canale5, sono stati diffusi aggiornamenti relativi all’analisi del computer di Chiara Poggi, che avrebbe restituito elementi considerati dagli investigatori potenzialmente rilevanti per l’inchiesta. Secondo quanto riportato in diretta dal giornalista inviato, dall’esame del dispositivo sarebbero emerse informazioni definite “molto importanti”, tali da aprire una possibile nuova pista investigativa. “Proprio dal computer di Chiara Poggi ti confermo che sarebbero venute fuori delle notizie molto importanti, elementi nuovi che per gli investigatori rappresentano una pista ben precisa da seguire”, ha affermato il cronista durante la trasmissione, con riferimento a un filone di indagine che si affiancherebbe alle ipotesi già elaborate dagli inquirenti. Le informazioni estratte dal dispositivo, secondo quanto riferito, non si limiterebbero a rafforzare l’impianto investigativo esistente, ma potrebbero anche ampliarne il perimetro geografico. “Potrebbe anche riguardare un’area non distante da Garlasco ma ci si allarga un attimino il raggio d’azione”, è stato aggiunto in diretta, lasciando intendere un possibile spostamento dell’attenzione investigativa oltre il contesto locale finora considerato centrale.

 

 

Il tema del ruolo del computer della vittima è stato poi ripreso dall’avvocato Fabrizio Gallo, ospite della trasmissione, che ha sottolineato come l’analisi dei dati digitali possa rappresentare un punto chiave dell’indagine. “Nel computer di Chiara Poggi gli inquirenti hanno già trovato il movente. Che quel computer sta parlando, sta raccontando”, ha dichiarato il legale, suggerendo che i contenuti informatici possano offrire una lettura più chiara del contesto in cui si sarebbe consumato il delitto.

 

 

Gallo ha inoltre evidenziato come il dispositivo non sia riconducibile ad altri profili investigativi già ampiamente analizzati, sostenendo che al suo interno possano trovarsi tracce lasciate da più soggetti. “È un computer dove altri soggetti, compreso Andrea Sempio, ci hanno lavorato e hanno lasciato le loro tracce”, ha continuato, collegando tali elementi alla possibilità che le indagini si orientino verso ulteriori verifiche. Un ulteriore passaggio riguarda i tempi dell’analisi del dispositivo. Secondo quanto osservato in trasmissione, il computer sarebbe stato acquisito subito dopo i fatti ma analizzato in maniera più approfondita solo molti anni dopo. “Allora a questo computer si deve spiegare perché con tanta fretta lo hanno preso per portarlo in caserma e poi l’abbiamo dovuto esaminare 18 anni dopo”, ha aggiunto Gallo, sottolineando come questo elemento sollevi interrogativi sulla gestione iniziale dei reperti informatici. In questo contesto, gli inquirenti starebbero valutando con attenzione i nuovi elementi emersi, che potrebbero contribuire a ridefinire alcune direzioni investigative e ad ampliare il quadro delle verifiche in corso. Le indagini restano aperte e in continua evoluzione, mentre l’attenzione si concentra sempre più sul materiale digitale raccolto all’epoca dei fatti.

 

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