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La Lazio e quei rinnovi impossibili

Paradosso La società biancoceleste non tratta con i calciatori e alla fine incassa poco o nulla. I giocatori vicino alla scadenza del contratto possono fuggire. Il «caso» Gila rischia di ripetersi

Svincolati, esodati, venduti all’ultimo minuto utile. È questo il destino riservato, sistematicamente, a chi alla Lazio arriva vicino alla scadenza del contratto. Provedel, Gila, Romagnoli, solo per citare gli ultimi. Erano tutti in scadenza a giugno, e tutti sono andati via senza che si aprisse mai davvero un tavolo per il rinnovo. Un copione che si ripete talmente spesso da non poter più essere considerato casualità, ma vera e propria linea societaria: meglio vendere, incassare o liberarsi dell’ingaggio, piuttosto che blindare chi si ha in casa.

Il problema è che questa strategia, letta sui conti, non sta nemmeno funzionando come dovrebbe.I nuovi arrivi, tra cui Pedraza, Doekhi, Sutalo, Frattesi, Gudmundsson, Pinamonti e Diogo Leite, pesano per20milionidi stipendi fissi; le uscite, tra cessioni e risoluzioni, hanno prodotto un risparmio inferiore, poco più di17 milioni. Il bilancio tra entrate e uscite resta negativo, un dettaglio che pesa sull’indice del costo del lavoro allargato, lo stesso che a gennaio deciderà se la Lazio potrà muoversi sul mercato oppure resterà bloccata, come già accaduto in passato.

Restano ora quattro contratti in scadenza nel 2027: Cancellieri, Cataldi, Lazzari e Pellegrini (oltre a Fares, Bordon e Renzetti).Peril primo, complice il buon avvio di stagione e la fiducia espressa da Gattuso, che lo ha bloccato in extremis sul mercato dopo i tentativi di Parma e Fiorentina, potrebbe aprirsi una strada diversa. Per gli altri tre l’orizzonte sembra già scritto: Pellegrini è fuori lista, con il diesse Fabiani che non ha lasciato spazio a dubbi sul fatto che non rientri più nei piani; Lazzari, 32 anni compiuti, è destinato a partire a gennaio o a parametro zero a giugno; Cataldi, alle prese con l’ennesimo stop muscolare dopo l’operazione per pubalgia, resta un’incognita totale.

Se tutti e quattro dovessero lasciare la Lazio senza indennizzo, il risparmio sfiorerebbe i 12 milioni lordi: un bel gruzzolo, ma anche la certificazione di quattro cartellini svenduti per inerzia. Ma il vero paradosso, quello che dovrebbe far riflettere, riguardai contratti in scadenza nel 2028, che diventeranno rinnovabili già da gennaio. Dentro quella lista ci sono nomi pesanti come Rovella, Isaksen, Dele-Bashiru e Floriani Mussolini, prodotto del vivaio e priorità dichiarata per il rinnovo. Aspettare l’apertura della finestra utile, però, significa correre esattamente lo stesso rischio già visto con Gila: arrivare tardi, con il giocatore sempre più vicino alla scadenza e sempre meno margine di trattativa.

Lo stesso Rovella, secondo quanto filtra, avrebbe chiesto di congelare i discorsi sul rinnovo per concentrarsi solo sul campo: una scelta chela società racconta come condivisa, ma che intanto fa scorrere mesi preziosi senza che nulla si muova concretamente. Il rischio, insomma, è di ritrovarsi tra un anno a raccontare la stessa storia, con altri nomi e la stessa identica dinamica: giocatori lasciati arrivare troppo vicini alla scadenza, costretti a partire con la società che incassa meno di quanto potrebbe, semplicemente per non aver affrontato per tempo un problema già visto e già pagato caro.

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