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Tetto stranieri in classe, la sparata di Gad Lerner: “Vogliamo anche sterilizzarli?”

Il giornalista idolo della sinistra manda la palla in tribuna su scuola e integrazione

Ci sono paragoni che, invece di chiarire un problema, lo rendono impossibile da discutere. Quello proposto da Gad Lerner a “È sempre Cartabianca”, su Rete 4, commentando il tetto del 30% agli alunni stranieri per classe, è uno di questi. “Allora, cosa vogliamo fare? Oltre che sottopagarli e fargli fare i lavori più pesanti, vogliamo anche sterilizzarli?”, ha detto. E ha aggiunto: se a Monfalcone, a Mestre e in altre realtà del Nord non si vuole superare quella soglia, “questi lavoratori li importiamo, li sfruttiamo e gli impediamo di fare figli?”.

Un’uscita del genere quasi non avrebbe bisogno di commento. Ma merita una risposta, perché sposta il discorso dalla scuola alla demografia, dalla didattica all’indignazione. Nessuno ha proposto di limitare le nascite. Il provvedimento, secondo quanto annunciato dal ministro Valditara, riguarda la composizione delle classi e in particolare gli alunni appena arrivati che non conoscono l’italiano. Non conta il passaporto, conta la lingua. Chi è nato qui, ha frequentato la materna qui e parla italiano come i compagni di banco non è il destinatario della norma. Anzi, è la prova che l’integrazione, quando funziona, funziona.

È questo il punto che resta fuori dal ragionamento di Lerner, e che invece interessa le famiglie. Una maestra che deve portare avanti il programma con metà della classe che non capisce le sue parole non fa integrazione, fa sopravvivenza. A rimetterci sono tutti: il bambino italiano, che rallenta, e il bambino straniero, che resta in un gruppo dove si parla ogni lingua tranne quella che gli servirebbe per studiare e un giorno lavorare meglio dei genitori. Il vero rischio di emarginazione è questo. E viene da chiedersi perché per anni, in molte aree del Paese, le scuole di periferia siano state lasciate sole a gestire classi dove l’italiano era una lingua di minoranza, senza che il tema scaldasse il dibattito come oggi.

Del resto il tetto non nasce adesso: era già previsto da una circolare ministeriale del 2010, rimasta in larga parte sulla carta. Distribuire meglio gli alunni, evitare le classi-ghetto, garantire a ciascuno una reale possibilità di apprendere: è lo stesso principio che il Quirinale ha richiamato parlando di classi aperte a tutti e senza barriere. Una classe in cui nessuno capisce la maestra non è aperta. È chiusa, per tutti.

Si può discutere di deroghe e di risorse, ed è giusto farlo. Ma accostare una norma sulla formazione delle classi alla sterilizzazione non è un argomento: è un’iperbole che chiude il confronto invece di aprirlo. E lascia le cose come stanno, cioè con classi dove si impara poco e con i figli degli immigrati che rischiano di restare indietro. Un esito che non dovrebbe piacere a nessuno, men che meno a chi dice di stare dalla loro parte.

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