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Roma e la piaga del gioco delle tre campanelle: in un anno denunciati oltre mille truffatori

I raggiri avvengono nel centro storico a due passi dai palazzi istituzionali

Quello delle bande della truffa delle tre campanelle non è un sistema improvvisato. Anzi. È ben congegnato e strutturato: i croupier dietro al bancone dalla parlata veloce e le mani ancora più svelte; i complici, travestiti da turisti, che puntano sempre di più. E gli applausi per creare l’atmosfera, tutti finti, tutti organizzati. Ultimi, ma fondamentali, i pali. Membri del gruppo fermi tra le vie del centro, cuffiette sempre nelle orecchie, pronti ad avvisare dell’arrivo delle forze dell’ordine.

L’estensione del fenomeno, che vede protagonisti quasi esclusivamente romeni e macedoni, la raccontano i numeri delle denunce presentate durante il 2026: oltre 200 quelle fatte dai carabinieri, altre 200 per mano della polizia di Stato. Includendo anche l’anno precedente, la polizia locale conta 580 denunciati, gli ultimi 30 solo nell’ultima settimana. Cifre che ritraggono uno dei raggiri più ricorrenti nella Capitale.

«Il gioco si basa sull’abilità di chi lo mette in atto. I complici simulano il fatto che sia facile vincere, così da convincere il turista a partecipare. Poi, però, l’abilità di chi muove le campanelle è tale da indirizzare la scelta verso quella sbagliata», spiega il dirigente del commissariato Trevi Marco Germani. Le vittime sono soprattutto turisti stranieri, poco abituati a riconoscere il meccanismo. Le zone più battute sono quelle attraversate da migliaia di visitatori ogni giorno: Fontana di Trevi, Fori Imperiali, Piazza di Spagna. Dopo i blitz e le denunce, i truffatori si spostano, cambiando strada e prede. Oppure ritornano.

«Abbiamo mappato circa 200 soggetti coinvolti nel gioco», spiega Angelo Pio Mitrione, comandante della Compagnia dei carabinieri di Roma Centro. «Alcuni vanno via, altri tornano, ma c’è uno zoccolo duro che rimane sul territorio e continua a frequentare gli stessi luoghi». Come si argina il fenomeno? «Seguiamo due binari distinti e paralleli», e illustra la strategia: «Con quello repressivo procediamo con le denunce per esercizio del gioco d’azzardo o per truffa, quando c’è una vittima che presenta querela». Poi c’è il secondo, quello preventivo: «Quando li sorprendiamo, effettuiamo gli ordini di allontanamento. Se viene violato, proponiamo il divieto di accesso al centro urbano». Per i recidivi arriva l’allontanamento dal territorio nazionale. Come avvenuto la scorsa settimana per dieci romeni, tutti con precedenti per furto con destrezza e truffe legate al gioco delle tre campanelle. Trenta giorni per lasciare il Paese e il divieto di rientrarci per cinque anni.

Non mancano le reazioni violente. «Quando la vittima reagisce si verificano dei diverbi», racconta Germani. «È capitato che, oltre alla denuncia per gioco d’azzardo (articolo 718 del codice penale), si sia arrivati all’arresto per rapina. Può succedere che si arrivi a uno strattonamento o a qualcosa che va oltre il gioco: atteggiamenti violenti che configurano un’ipotesi di reato ben più grave».

Il posizionamento nelle strade non sembra casuale. Alcune squadre frequentano abitualmente determinati angoli, altre scelgono incroci diversi. Elementi che, per chi indaga, fanno pensare a un accordo tra i gruppi: una ripartizione delle zone in cui predare turisti ignari.

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