Vi avevamo detto molto sabato mattina, in anticipo, con un titolo che alle anime belle della sinistra era parso eccessivo («Cercano il morto»). Purtroppo avevamo visto giusto, e i fatti di ieri a Milano, Torino e Bologna confermano che non avevamo affatto esagerato. C’è chi lavora alacremente a uno scenario «francese» per l’Italia: città messe a ferro e fuoco, un’escalation di violenza sempre più fuori controllo. E una sinistra (un po’ intontita e un po’ furba) che finge di non capire, e continua a raccontarci «proteste buone» poi sporcate da misteriosi «incappucciati». Una favoletta per allocchi.
Oggi la nostra Francesca Musacchio vi spiega il piano di chi vuole incendiare l’Italia. Il «format» è stato sperimentato un anno fa, sempre a Milano, il 22 settembre 2025, con l’assalto alla Stazione Centrale. Si trattò di una prima occasione di intreccio operativo tra reti antagoniste, reti Pro Pal, reti islamiste, con il contributo della «manovalanza» maranza. Questi ultimi usati come massa di manovra, come truppe aggiuntive ben disposte a sfasciare tutto.
Ecco dunque i due elementi chiave. Primo: la sempre maggiore interazione tra reti diverse (dell’area antagonista e degli estremisti islamici, accomunati dal medesimo nemico, cioè noi, l’Italia). Secondo: l’uso sul campo di seconde generazioni che odiano la nostra nazione, e non provano né affetto né un minimo di lealtà verso il paese che li ospita o in cui addirittura sono nati. Un altro elemento essenziale di questa guerriglia sono le riprese con i telefonini, un grande classico della violenza islamista: si deve vedere che loro prendono il controllo delle città e che distruggono tutto. Proprio come il municipio di Limoges bruciato e distrutto l’altra sera. Guardate i video con il volume alzato: quando c’è il crollo della torre di quell’edificio, si sentono distintamente grida di esultanza. Obiettivo riuscito: distruggere e far vedere la distruzione. Vogliamo arrivarci anche qui?
