L’afa-killer, nell’estate più calda di sempre, ha visto Roma e Latina risultare tra le 8 città italiane con il picco di mortalità per gli over 65: nella capitale 326 i decessi in più rispetto a quelli «attesi», con un +5%. Ma il picco più clamoroso è il +29% del capoluogo pontino, con 74 scomparsi in più rispetto al numero di deceduti medi. Queste le cifre quantificate direttamente dal ministero della Salute, che ha presentato il «Rapporto Estate 2026» sulle ondate di calore. «L’estate 2026 è stata la più calda mai registrata in Europa, con ondate di calore lunghe e persistenti, che hanno interessato l’intero territorio italiano», ha scritto il dicastero. Il quale, nelle 54 città italiane monitorate dal Rapporto, è stato registrato un incremento della mortalità medio pari al +2%. Mentre il picco ha riguardato 8 città, compresa la Capitale e il capoluogo pontino: «I dati relativi alla mortalità per le singole città hanno evidenziato un incremento statisticamente significativo in concomitanza con le diverse ondate di calore a Torino, Padova, Roma, Latina, Bari, Palermo, Catania e Cagliari».
A Roma, infatti, si sono registrate nell’estate più rovente 7.719 decessi rispetto ai 6.618 attesi, con una differenza di 326 morti in più e una variazione percentuale media del +5% (con picchi del +9% nel mese di agosto). Ma il vero boom è stato registrato a Latina con una variazione percentuale media di decessi del +29% (359 morti over-65 a fronte dei 253 attesi, con una differenza di 74 scomparsi in più). Però i giorni dell’afa hanno infuocato quasi un terzo dell’estate romana, con circa un giorno su 3 vissuti a «livello di rischio massimo: 3». Ben 36 giorni sui 114 monitorati a Roma da fine maggio a metà settembre, infatti, hanno fatto toccare i «livelli di rischio massimo previsti dai Sistemi Hhww». Stessa cosa a Rieti, mentre a Frosinone sono stati 35 i giorni dell’afa massima, 34 a Latina e 28 a Viterbo. Ma già nel maggio scorso, prima quindi dell’ennesimo record della calura, a Roma era stato calcolato che le persone sono esposte a un marcato disagio termico per le temperature elevate anche per oltre 100 giorni all’anno, un numero che supera di gran lunga il conteggio delle giornate contraddistinte dalle ondate di calore. Così è stato quantificato da una ricerca condotta da Enea, Sapienza Università di Roma e Serco Italia SpA e pubblicata sulla rivista Atmosphere.
Le temperature massime e minime giornaliere, utilizzate per identificare sia le ondate di calore che gli episodi di stress termico all’aperto, sono state ricavate dai dati registrati dalle 2 stazioni meteorologiche del Collegio Romano e via Boncompagni. Roma è risultata anche la seconda città italiana che, negli ultimi 50 anni, ha risentito maggiormente degli effetti del cambiamento climatico (la prima è Foggia). Il quadro generale, emerso dall’edizione 2026 del Rapporto del Clima del XXI secolo, mostra un innalzamento delle temperature e un aumento delle notti supertropicali. A Roma, infatti, già nel 2025 le giornate di caldo africano sono state 39 contro le 5-15 degli anni ’70-’80.
