Passano gli anni ma il vecchio trucco del cartellino resta un «evergreen» intramontabile. A scoprire quello che pare essere stato per molto tempo un sistema rodato, tra alcuni addetti dei cimiteri Flaminio e Verano, è stata Ama, che nei giorni scorsi ha licenziato nove dipendenti. Contattata da Il Tempo, la partecipata capitolina conferma ma non rilascia dichiarazioni.
Gli approfondimenti sarebbero partiti proprio quando nei due cimiteri sono state notate stranezze sui registri delle timbrature, tanto da far pensare che i veri turni in vigore nel gruppetto di «furbetti» non fossero lavorativi, bensì quelli di chi doveva timbrare sia per sé che per gli altri, lasciando liberi i colleghi di dedicarsi a tutt’altre attività. Addirittura sarebbe stato scoperto un cassetto in cui venivano custoditi collettivamente i badge, «pescando» secondo necessità.
Un sistema tanto efficiente per chi se ne approfittava, a discapito dei dipendenti onesti, quanto causa di disservizi nei cimiteri capitolini. A destare l’attenzione di Ama, a quanto si apprende, sarebbero stati infatti alcuni episodi avvenuti quest’estate al Flaminio, quando gli operatori delle agenzie funebri, dopo il funerale, hanno avuto difficoltà a far entrare il feretro per la sepoltura perché sembrava non esserci nessuno ad aprire. Da lì, l’attenzione si è concentrata sui registri delle presenze e sui movimenti dei dipendenti sospettati di irregolarità. In nove casi considerati particolarmente gravi è scattato il licenziamento, che ovviamente gli interessati potranno contestare. Ma intanto, concluse le attività aziendali e disciplinari, gli atti verranno trasmessi alle autorità competenti.
Meno di un mese fa sempre nei cimiteri gestiti da Ama (al Flaminio e Maccarese) erano scattati altri sette licenziamenti e quattro sospensioni, tra capisquadra e operai, decisi da Ama dopo la scoperta di irregolarità nei trasferimenti di salme nelle cassette ossario. Anche in questo caso l’azienda - che ha reso pubblica la notizia - ha informato la Procura dell’accaduto, ripercorrendo le verifiche che hanno permesso di ricostruire presunti spostamenti anticipati delle salme, prima che queste avessero raggiunto lo stato di «mineralizzazione». Sarà la Procura a indagare per capire se si tratti di episodi isolati o se ce ne siano stati altri, e soprattutto se e chi ci abbia guadagnato sopra, visto che le cassettine di zinco costano meno alle famiglie rispetto alle normali sepolture o alla cremazione.
Un caso, quello che riguarda il Flaminio e Maccarese, che al netto degli accertamenti da fare sulla vicenda dopo i licenziamenti ricorda fin troppo da vicino lo scandalo scoppiato sei anni fa, per cui 13 lavoratori e alcuni addetti delle pompe funebri andarono a processo. All’epoca, secondo chi ha svolto le indagini, l’intento era quello di trasferire anticipatamente i resti dei defunti negli ossari in cambio di soldi. Impossibile dimenticare le orribili immagini, immortalate dai carabinieri, di operai che a cielo aperto sezionavano le salme tirate fuori dai loculi. Sei anni dopo ciò che accade dentro i cimiteri capitolini torna all’attenzione degli inquirenti.
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