A distanza di due anni dalle promesse di riqualificazione della «Città del rugby» di Spinaceto, del bando comunale per la riassegnazione degli ex Punti verde qualità (tra i quali- appunto - la cattedrale del degrado a ridosso della Pontina) non c’è neanche l’ombra. Oltre a due proposte di trasformazione della struttura rimasta incompiuta in un polo per lo sport, sul tavolo del Dipartimento Patrimonio di Roma Capitale risulterebbe pronto alla firma solo il testo di un’intesa con Ama. «Tra pochi giorni sigleremo l’accordo che ci permetterà di occupare temporaneamente con i nostri mezzi parte di un parcheggio esistente e di presidiare l’intera area», fanno sapere dalla municipalizzata.
Intanto, però, tra i residenti e i commercianti del quartiere, ormai costretti pagare il prezzo della presenza di occupanti abusivi nel rudere e nelle vie limitrofe, esplode la rabbia. La sensazione, per molti, è che gli occhi del Campidoglio siano arrivati e continuino ad arrivare raramente fino al grande impianto in via Renzini. E proprio per questo martedì mattina almeno cinquanta persone si sono radunate all’ingresso del palazzetto comunale e si sono fatti largo nello scheletro di cemento tra auto date alle fiamme, giacigli di fortuna, carrelli, teli, pali e cumuli di rifiuti. Un solo obiettivo: riaccendere un faro sulle condizioni disastrose in cui versa l’impianto destinato a diventare il fiore all’occhiello del quadrante Sud della Capitale e diventato simbolo di spreco e di scandalo. «Siamo stanchi. Spinaceto, a causa della presenza dell’ex Città del rugby, sta diventando la discarica della città. Attira spacciatori e malviventi che poi di giorno si riversano nelle strade del nostro quartiere. Sarebbe bello, invece, avere finalmente un palazzetto in cui fare sport», racconta Francesca Di Nardo, promotrice di una petizione che ha raggiunto in poco tempo mille firme. «Io, per esempio, ormai giro sempre con lo spray al peperoncino», precisa. La dimostrazione di quanto i timori dei residenti siano concreti la restituiscono le foto della «passeggiata» nella struttura di “rutelliana” memoria. Proprio mentre i cittadini si dividevano tra le aree del palazzetto faraonico per documentarne il degrado, tre o quattro occupanti abusivi sono stati visti scappare con bagagli e materassi al seguito. Molti altri, riferisce Francesca, «si erano già rifugiati in qualche nascondiglio in cui sarebbe stato troppo pericoloso inoltrarsi».
La storia del grande impianto in via Renzini, proprio davanti al liceo classico Plauto, è travagliata. Nei primi anni Duemila era ancora in piedi un progetto da 32milioni di euro (con il Comune fidejussore al 95%). Lo stesso, però, non ha mai visto la luce. È scattata quindi la revoca della concessione e RomaCapitale è tornata in possesso dell’area. Interventi delle forze dell’ordine, nel tempo, ci sono stati. Basti pensare allo sgombero scattato nel gennaio del 2024 dopo che, un anno prima, dentro la struttura fatiscente venne ucciso un uomo. Ma non si può certo dire lo stesso del Campidoglio, che due anni fa, tramite l’assessore al Patrimonio, Tobia Zevi, manifestava l’intenzione di imprimere un’accelerazione all’iter di riqualificazione. «Abbiamo garantito la sicurezza e il decoro», disse Zevi all’indomani dello sgombero, nel gennaio 2024, «ma non è sufficiente, rilanceremo questa grande struttura sportiva». Impegno di cui si attendono, ancora, gli sviluppi.
