Folgorato

Casarini si “converte”: dal comunismo alla comunione

L’ex No Global avrebbe “incontrato Dio in mare”. Un ravvedimento che non convince nessuno

Mirabile è la metempsicosi quando, stanca di occupare immobili, un’anima pia decide di occupare il Regno dei Cieli. Luca Casarini, già condottiero antagonista dell’oltrepassamento di transenne materiali, è riuscito a varcare persino quelle metafisiche: Repubblica ci comunica che avrebbe incontrato Dio, in mare. Altri, più modestamente, vi incontrano una medusa. Casarini no: la Provvidenza gli ha apparecchiato quel che un tempo fu il Mare Nostrum come un Mar Rosso ad personam. La prova liquida, ma seccamente biblica: «Il mare è vuoto, è silenzio, come il deserto», dice Casarini. E l’intervistatore, recante il beare già nel cognome, lo incorona: «Anche Gesù inizia con il deserto». E fu subito cristofania.

Tre mesi nelle acque internazionali del Canale di Sicilia, validi quanto i quaranta giorni di aride tentazioni del Nazareno (non quello del Pd), e arriva la folgore paolina, ma senza cavallo. C’è la nave, rimorchiatore riconvertito a miglior causa, più coerente con l’iconografia aggiornata. La vocazione salmastra. Gesù cercava pescatori per farne pescatori d’uomini: ora, saltando il tirocinio ittico, l’Altissimo pare averne trovato uno già specializzato in umani, purché migranti. Imitatio Christi livello Ong.

Occasione della lieta novella, l’uscita del casariniano libro «Cosa ti muove?»: interrogativo che sa di aristotelica ascendenza, benché lo Stagirita del motore immobile difficilmente avrebbe previsto quello perpetuamente mobilitato del veneto di terra capace di proiettarsi dalla laguna al largo delle coste libiche, via G8 di Genova e altre epopee del movimentismo centrosocialaro. «Finalmente non mi sono avvalso della facoltà di non rispondere, come facevo prima con la polizia e con me stesso», rivela Casarini.

Pure la teoria fa sul serio. La sinistra e l’Illuminismo, apprendiamo, avrebbero sbagliato tutto su Dio, riducendo l’uomo ai bisogni economici, dimenticando la fraternità e dunque la trascendenza: due secoli di pensiero possono accomodarsi sottocoperta, mentre dalla cambusa spunta l’Assoluto. Curioso destino della terza parola della Rivoluzione francese: scoprire con un certo ritardo d’aver avuto bisogno del certificato di battesimo. Dalla Comune di Parigi al comunismo, dal comunismo alla comunione: «Ma in fondo rende edotti Casarini comunismo, comunione, communio, hanno tutte la stessa radice lessicale no?» Sì, anche scomunica. Poi compare papa Francesco, altro «motore per dire la verità», che lo indicò quale «invitato speciale» al Sinodo. E la biografia assume la levigatezza di una reliquia appena autenticata: il ribelle che diffidava di ogni istituzione si dispone al cospetto dell’istituzione suprema e ne riceve l’imprimatur, ma senza lasciarsi irretire dalle seccature del cattolicesimo. Cristiano sì, cattolico anche no, grazie («tra i cattolici, per dire, ci sono quelli che sono d’accordo nel far morire la gente in mare»). Una fede disintermediata, ma benedetta ai massimi livelli.

Dalle Tute Bianche all’immacolata veste talare papale (appropinquandovisi con felpone blu di Mediterranea Saving Humans), dal No Global al Sì Celestial, dalla disobbedienza civile all’obbedienza al Signore, dal materialismo storico alla storia della salvezza, dalla selce urbana alla pietra angolare, dal sanpietrino sollevato dal militante ignoto al soglio di San Pietro, con la soave giustizia divina convocata infine a rimarginare le ferite inferte da certa oppressiva magistratura terrena. E la passione di Cristo si fece Vangelo di Luca. Luca Casarini. Riproduzione riservata

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