La vittoria dei Democratici alle elezioni di midterm negli Stati Uniti non è necessariamente la buona notizia che una parte della sinistra italiana dovrebbe celebrare. A ridimensionare le aspettative è Lucio Caracciolo, che nella puntata di oggi, mercoledì 4 novembre, di Otto e mezzo, su La7, ha invitato a non confondere il risultato elettorale americano con una possibile svolta politica in Europa. Perché il movimento Maga, il mondo conservatore tradizionale e i nazionalismi europei rispondono a logiche differenti. E perché le conseguenze della battuta d’arresto per Donald Trump rischiano di essere molto più contenute di quanto sperino i suoi avversari.
Maga e Repubblicani
Il ragionamento di Caracciolo, esperto di geopolitica e direttore di Limes, parte proprio dalle differenze tra le diverse anime della destra americana. «I conservatori tradizionalisti sono una cosa, Maga è una cosa completamente diversa», ha osservato. Una distinzione che, secondo il commentatore, impedisce di leggere la politica statunitense attraverso le categorie della destra europea e, soprattutto, di immaginare un fronte internazionale compatto capace di reagire in modo uniforme agli sviluppi oltreoceano.
«I nazionalismi, poi, sono per definizione nazionali, è inutile che uno pensi di intestarsi una presunta internazionale nazionalista che non è mai esistita», ha aggiunto. Da qui la previsione sui possibili effetti del voto americano nel Vecchio Continente: «Anche i riflessi di questa vicenda in Europa saranno relativamente limitati».
Il voto americano e l’Italia
La dinamica americana, insomma, non può essere automaticamente trasferita in Italia. E nemmeno l’indebolimento del presidente statunitense implica necessariamente una crisi generalizzata delle destre europee. Per Caracciolo, i nazionalismi restano legati alle rispettive realtà nazionali: ciò che accade negli Stati Uniti non produce per forza un effetto a catena in Europa.
Nel suo intervento, Caracciolo ha anche espresso un giudizio particolarmente duro sul presidente americano: «Trump sarà di destra o di sinistra ma è soprattutto un grande truffatore, non è una persona che abbia un’ideologia al di fuori della sua famiglia e dei suoi patrimoni». Una valutazione che punta a sottolineare, nella sua lettura, la natura personale e patrimoniale del potere trumpiano, più che la coerenza con una precisa tradizione ideologica.
Cambio di regime negli Stati Uniti
Ma è soprattutto un altro passaggio dell’intervento a meritare attenzione. Al di là del risultato elettorale e delle sue ricadute politiche immediate, Caracciolo ha individuato una trasformazione più profonda e destinata, a suo giudizio, a condizionare a lungo la democrazia americana: il rapporto tra potere economico e istituzioni.
Riprendendo un tema sollevato durante la trasmissione da Anne Applebaum, ha parlato di un «cambio di regime in America». Il riferimento è all’ingresso sempre più diretto dei grandi protagonisti della finanza e della tecnologia nella gestione del potere pubblico.
I colossi tecnologici
«Coloro che hanno cercato di dare la scalata allo Stato e ci sono riusciti in gran parte, parlo dei Musk, parlo dei Thiel, parlo di Altman eccetera», ha spiegato Caracciolo, indicando alcuni dei nomi più rappresentativi del mondo tecnologico e finanziario americano.
«Il potere finanziario, tutta questa roba che prima faceva il suo mestiere bene o male si è messa in testa di prendersi lo Stato e in parte se lo è preso», ha affermato. «Questo è un cambiamento assolutamente radicale della democrazia americana contro cui vedremo se ci sono gli anticorpi sufficienti», ha concluso.
