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In Onda, “mano leggera sennò…”. Mieli smaschera l’ipocrisia della sinistra sui violenti: Bindi spiazzata

Lo scontro a La7 sul governo della sicurezza e sulle responsabilità della sinistra

Nei giorni delle violenze di Milano, il nodo dell’ordine pubblico divide gli ospiti di “In Onda” su La7. In studio, davanti ai conduttori Marianna Aprile e Luca Telese, lo storico ed editorialista Paolo Mieli e l’ex ministra Rosy Bindi si confrontano su una domanda che attraversa il dibattito politico: come può un governo che ha fatto della sicurezza una bandiera trovarsi davanti a piazze che sembrano sfuggire al controllo? È Aprile a porre il tema. La conduttrice chiede anzitutto di tenere distinti i tafferugli dalle manifestazioni. Secondo lei, l’autoconvocazione di migliaia di giovanissimi dimostra che il movimento degli studenti contro il caro vita e il caro affitti “c’entrava davvero poco” con i disordini del giorno prima. Poi entra nel merito politico. Ricorda i decreti sicurezza, i fermi preventivi introdotti dopo i fatti dell’Askatasuna e l’annuncio di Matteo Salvini di estenderli ai minorenni. Cita lo scontro tra il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il sindaco di Milano Giuseppe Sala, che aveva condannato le violenze ma anche cercato di capire la piazza. E riporta le parole dell’ex capo della polizia Franco Gabrielli: condannare i violenti è un dovere di tutti, ma prevenire e contenere le azioni spetta all’autorità nazionale di pubblica sicurezza. Da qui la domanda: dietro lo strabismo tra un governo “legge e ordine” e piazze che non riescono a essere gestite c’è un problema di organici, di preparazione degli agenti o di sottovalutazione dei rischi? Oppure ci sono responsabilità politiche?

Mieli risponde senza giri di parole. “Se vuoi che usciamo dall’ipocrisia – dice – all’inizio di questo governo la polizia ha usato la mano pesante, è successo un pandemonio e da quel momento, da tre anni, non da oggi, la polizia ha usato la mano leggera. Punto”. Lo storico descrive un meccanismo che, a suo giudizio, ha condizionato le forze dell’ordine. Se un manifestante viene fermato in modo troppo brusco, osserva, scatta subito l’accusa di agire come l’Ice, come “la polizia trumpiana”. Per questo, sostiene, la polizia, “ma anche il ministro si sono fatti furbi”. I conduttori lo incalzano: le immagini degli eccessi della polizia a Torino risalgono a pochi mesi fa, non a tre anni fa. Mieli lo riconosce, ma non arretra sul punto principale. “La polizia ha l’ordine, soprattutto adesso durante la campagna elettorale, di andarci con le molle, di non creare incidenti. È chiaro che c’è questo ordine”. Poi rilancia la questione all’opposizione e si rivolge direttamente alla sua interlocutrice. “Ci piace, non ci piace? Chiediamo una polizia con la mano più pesante? Bisogna chiederlo esplicitamente. Rosy Bindi deve dire alla polizia: faccia il suo dovere fino in fondo”. Altrimenti, aggiunge, si tratta soltanto di “una parte politica che accusa il ministro della parte politica opposta”. E precisa: “L’ordine pubblico è anche prevenzione, non è mano pesante”.

Bindi ribalta il ragionamento e sposta l’attenzione su chi, nelle piazze, finisce davvero sotto i manganelli. “È abbastanza strano – osserva – che qualche manganellata la prende qualche studente che è lì a chiedere una scuola migliore e non la prendono quelli che hanno devastato le vetrine”. Poi richiama una ferita mai chiusa: “È da Genova che succede questo nel Paese”. L’ex ministra esprime “tutta la solidarietà alla polizia”, ma aggiunge una riserva netta: “Le regole d’ingaggio qualche volta sono un pochino strane”. Su questo punto Mieli concede qualcosa. Spiega di essersi accorto anche lui della disparità e precisa di non averla descritta “con approvazione”, ma per analizzare i fatti. Il suo ragionamento però va oltre e diventa una lettura politica. Lo storico contesta la parola “manifestanti”, usata da un cronista, per descrivere chi ha devastato Milano. “Quelli non sono manifestanti”, dice. Fino a ieri, sostiene, si poteva fare “quel giochetto” della manifestazione pacifica infiltrata dai black bloc arrivati da fuori. “Oggi si sono visti solo i black bloc”. Ne ricava che esiste “una parte che agisce autonomamente”, e ammette di dirlo “anche in contrasto con cose che dicevo in passato”. Per spiegare quella parte, Mieli riprende un’espressione usata poco prima dall’ex ministra. “Secondo me le parole sante le ha pronunciate Rosy Bindi quando ha detto guerra ibrida. C’è una guerra ibrida in Europa, e infatti sono manifestazioni che si collegano a quelle della Francia e della Spagna”.

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