Tra i vari leader progressisti europei che hanno esultato con toni trionfalistici per la vittoria di Lula nelle ultime elezioni brasiliane spicca quello spagnolo, Pedro Sanchez. Un premier in clamorosa affanno - e di reputazione e di consensi - che tenta di aggrapparsi ai successi degli altri per provare a riprendere slancio interno non è certo una novità. Ma nel caso di Sanchez la cosa diventa quasi emblematica; e lo si nota anzitutto nelle parole utilizzate, negli slogan coniati, nelle speranza che probabilmente saranno demolite dalle urne.
Il premier spagnolo comincia col dare alla vittoria di Lula un segnale globale: non vi è alcun elemento che corrobori tale valutazione, ma Sanchez ci prova lo stesso.
«La riscossa del progressismo globale è appena iniziata» ha scritto il premier sul suo profilo X. Si potrebbero fare diverse considerazioni su questa frase, ma ne basta una, la più semplice. Non si capisce bene per quale motivo la vittoria - peraltro contestatissima - di un leader di sinistra nel lontano Brasile dovrebbe rivelarsi decisivo per la rinascita dell’internazionale socialista. Specie in Europa, dove i partiti progressisti di qualsivoglia schiatta stanno attraversando la peggiore crisi di consenso del dopoguerra. In breve: perché la vittoria di Lula dovrebbe spingere gli elettori europei a votare, per esempio, Sanchez? Mistero.
Nell’altra parte del post, Pedro si abbandona direttamente ad un evidente wishful thinking (traducibile nel più classico «pio desiderio») che riguarda direttamente lui e la sua Nazione. Il pio desiderio è questo: «Ciò che è accaduto in Brasile accadrà anche in Spagna». Un maldestro tentativo di proiettare su di sé qualcosa che è invece molto lontano, e non solo geograficamente. Quasi un appello disperato, una speranza campata in aria che molto probabilmente è destinata a frantumarsi contro il muro della realtà.
Perché le cose stanno assai diversamente: Sanchez al momento è un premier debole, politicamente ed elettoralmente. L’invasione dei migranti a Ceuta, unita alle vicende giudiziarie che hanno travolto alcuni membri della sua famiglia negli ultimi mesi hanno colpito duro. I sondaggi delle principali società demoscopiche spagnole collocano il Partito Popolare (PP) di Alberto Núñez Feijóo ben davanti al PSOE di Sánchez, mentre Vox, guidato da Santiago Abascal, si attesta intorno al 19-20% (insieme sarebbero intorno al 50%). Senza considerare che i popolari e Vox si sono accordati già in 9 province: se dovesse accadere lo stesso a livello nazionale per Pedro sarebbe un bel problema. Numeri che a poco più di un mese dalle elezioni (previste per il 29 novembre) da soli basterebbero a smentire il trionfalismo di Sanchez per la vittoria di Lula.
