Esteri

Israele, tutto pronto per il voto: 7 milioni di cittadini chiamati alle urne. Partita aperta fra le coalizioni

Tutto pronto in Israele per la chiamata al voto. Sono infatti oltre 7 milioni i cittadini che domani 27 ottobre si recheranno alle urne per scegliere i nuovi membri del Parlamento nazionale (Knesset) al termine di una legislatura profondamente segnata dai fatti del 7 ottobre. La partita per la guida del paese si gioca sul filo del rasoio. In un sistema elettorale basato sul proporzionale puro che prevede una soglia sbarramento al 3,25% e un unico collegio nazionale, risulterà vincitore chi riuscirà a ottenere 61 seggi sul totale di 120 per dare vita all’esecutivo. Una quota che, stando alle ultime proiezioni, nessuno dei due blocchi principali sembra poter blindare con certezza.

Da una parte c’è il premier uscente Benjamin Netanyahu, sostenuto dalla destra radicale e i partiti ultraortodossi. Dall’altra c’è Gadi Eisenkot, ex capo di Stato Maggiore e attuale leader del partito Yashar. Secondo gli ultimi sondaggi, lo schieramento attorno a Bibi si attesta sui 50-52 seggi, mentre quello opposto sui 52-54. Numeri che, se confermati dai dati reali, sancirebbero lo stallo perfetto, consegnando alle rappresentanze arabe e alle formazioni minori il ruolo di veri e propri “aghi della bilancia” per qualsiasi futuro governo di coalizione.

A cambiare le carte in tavola però potrebbe essere il dato relativo all’affluenza, che si preannuncia in aumento rispetto al 70% dell’ultima tornata elettorale. Ad avvalorare questa tendenza c’è il risultato delle operazioni di voto anticipato per i diplomatici e i funzionari israeliani all’estero, dove si è registrata una partecipazione record dell’86,7% degli aventi diritto, rispetto al 69,6% del 2002. Per le elezioni gli esperti stimano un’affluenza generale superiore al 75%, che potrebbe arrivare a sfiorare anche quota 80%.

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