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Hormuz diventa lo “Stretto di Trump”: “Ho respinto il loro accordo”

“Ho respinto il loro accordo”. Davanti ai giornalisti fuori dalla Casa Bianca, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha confermato le indiscrezioni dei media, secondo cui aveva rifiutato la proposta avanzata dall’Iran di un cessate il fuoco di 7 giorni in cambio della riapertura dello Stretto di Hormuz.

“Vogliono un accordo che preveda l’apertura immediata dello stretto perché stanno perdendo malamente”, ha detto Trump, “vogliono raggiungere un accordo, e penso che vada bene, anche a me piace, ma quello non era accettabile”.

Resta da capire se Trump confermerà anche la seconda indiscrezione trapelata dal Wall Street Journal, secondo cui il leader Usa sarebbe intenzionato a riprendere gli attacchi contro l’Iran dopo le elezioni di metà mandato di novembre.

Nel frattempo Trump ha postato sul suo profilo Truth una mappa in cui lo Stretto di Hormuz compare come ‘Stretto di Trump’.

Le trattative che avevano ripreso slancio a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite non sembrano però essersi del tutto arenate. Un funzionario statunitense ha riferito ad Axios che discussioni “positive e costruttive” tra Washington e Teheran sono tuttora in corso, nonostante lo scetticismo del presidente iraniano Masoud Pezeshkian.

“Non ci fidiamo più dei colloqui con gli Stati Uniti, dopo i ripetuti attacchi e le sanzioni che hanno fatto seguito a ogni negoziato”, ha detto in un’intervista ad Al Jazeera, pur ribadendo che la riapertura dello Stretto di Hormuz dovrà avvenire solo attraverso negoziati e non con l’uso della forza.

Intanto, il premier di Israele Benjamin Netanyahu, a pochi giorni dal discorso dell’Onu che ha dimostrato il suo isolamento internazionale, deve far fronte alle rivelazioni di The Atlantic.

La testata Usa ha infatti ricostruito che Abbas Kamel, capo dell’intelligence egiziana, si recò in Israele il 26 settembre 2023 per avvertire che Hamas sembrava prepararsi a un attacco su larga scala, precisando che il tempo utile per scongiurare un disastro stava per scadere.

Kamel non fornì ai funzionari israeliani una data, né informazioni specifiche su quello che sarebbe successo meno di due settimane dopo, il 7 ottobre, e non è chiaro con chi esattamente abbia avuto colloqui, specifica The Atlantic, ma, secondo un ex funzionario israeliano “non esiste scenario possibile” in cui i vertici israeliani incontrino il capo dell’intelligence egiziana senza che il primo ministro “ne sia al corrente”.

Le informazioni di The Atlantic fanno seguito a quelle pubblicate dal New York Times solo alcuni giorni fa, secondo cui anche lo sceicco Mohammed bin Zayed, presidente degli Emirati Arabi Uniti, avvertì Netanyahu dell’imminente attacco di Hamas.

Nei giorni successivi al 7 ottobre, l’ufficio di Netanyahu negò però più volte che il premier avesse ricevuto avvertimenti riguardo alla situazione a Gaza.

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