Nella notte di domenica 27 settembre cinque cittadini britannici vengono arrestati nei pressi della base militare di Fairford, in Inghilterra.
Nonostante l’accusa di terrorismo i cinque vengono rilasciati il giorno dopo su cauzione. I leader di Stati Uniti e Gran Bretagna sono talmente convinti che dietro ci sia l’Iran che il segretario di Stato americano Marco Rubio, poche ore dopo, ha ordinato alla delegazione iraniana all’Onu, guidata dal ministro degli Esteri, Abbas Araghchi di lasciare immediatamente New York e gli Stati Uniti. Ieri Teheran ha richiamato l’ambasciatore britannico respingendo al mittente le accuse del tentativo di un attentato in terra inglese. Eppure, ieri sera un uomo di 27 anni con doppia cittadinanza britannica e iraniana è stato arrestato nel quartiere a Londra con l’accusa di «aver preparato atti terroristici in relazione all’incidente avvenuto presso la base Raf di Fairford». Un secondo uomo, un cittadino britannico di 26 anni, è stato interrogato sono stati perquisiti due immobili.
Quarantotto ore dopo un aereo della compagnia emiratina della FlyDubai vene dirottato dalla tratta Dubai-Tel Aviv. L’attentato islamico non viene portato al termine solo grazie all’eroico intervento del comandante e dei passeggeri. Due eventi choc che impongono misure eccezionali contro il pericolo di una nuova stagione di attentati, come quella vissuta in Europa nella prima metà degli anni 2000.
All’epoca lo spartiacque fu, appunto, l’11 settembre 2001. Oggi è il 7 ottobre 2023. E proprio alla vigilia del drammatico anniversario della strage di ebrei più grande dopo l’olocausto nazista, che il Viminale ha riunito il comitato di ordine e sicurezza con i vertici delle forze di polizia e dell’intelligence per mettere a punto un rafforzamento del controllo del territorio in vista, soprattutto, delle manifestazioni in programma proprio per il 7 ottobre.
Contestualmente alla Farnesina si è invece tenuta la riunione della Coalizione Globale Anti-Daesh, copresieduta da Italia e Stati Uniti, «con l’obiettivo di rilanciare l’azione della comunità internazionale nel contrasto alla minaccia terroristica dell’Isis» si legge nella nota.
L’allerta insomma è massima. Complice anche l’escalation della guerra ibrida che Mosca sta conducendo al fianco est dell’Europa ma, come rivelato da diversi dossier dell’intelligence internazionale, si potrebbe estendere anche a Sud. Così come ricordato dal capo di Stato maggiore, il generale Luciano Portolano, sentito ieri insieme al ministro della Difesa, Guido Crosetto sulla proposta di legge «di rinforzamento della Difesa italiana».
Un contesto complesso dunque dove alla preparazione organizzata di possibili attentati di massa si affianca - anzi si rafforza - quella delle singole azioni individuali. Quei “lupi solitari” che vivono nell’ombra assai numerosi.
E siccome, nel bene e nel male, molto spesso si parte sempre dagli Stati Uniti, preoccupano non poco le parole di ieri del presidente Donald Trump, interrogato sulla possibilità di ricorrere all’Insurrection Act o la proclamazione di uno stato di emergenza nazionale per l’impiego di forze armate o federali, ha risposto: «Non lo escludo».
