Ieri la Repubblica islamica dell’Iran aveva proposto agli Stati Uniti un piano di sette giorni per cessare le ostilità, riaprire lo Stretto di Hormuz e avviare successivamente colloqui approfonditi sul programma nucleare del Paese. Ma da subito è partita la fumata nera, col presidente Trump che ha smorzato le speranze.
Nessun accordo, anzi: dopo le Midterm riprenderanno gli attacchi contro l’Iran. Sarebbe questa, secondo il Wall Street Journal, l’immediata risposta del presidente Usa rispetto un piano che non conteneva alcuna novità rispetto il Memorandum d’intesa firmato lo scorso giugno a Islamabad.
Le ultime richieste iraniane palesano una necessità di ripresa per l’economia di Teheran, che è sempre più in crisi e con una elevata inflazione che potrebbe rappresentare la miccia pronta ad accendere le proteste come già accaduto a gennaio.
I colloqui tra le parti, però, definiti poche ore fa dai funzionari americani “positivi” e “costruttivi” andranno avanti in maniera incessante.
Nel frattempo Teheran, da anni nel mirino per lo sviluppo del programma nucleare, temporeggia aprendo alla possibilità di consentire nuovamente l’accesso nel paese agli ispettori dell’Onu. “Se vogliono venire ed effettuare ispezioni - ha detto in un’intervista alla Cbs il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian - possiamo trovare accordi e intese su questo dossier in particolare durante i negoziati”.
