Donald Trump ha più volte esortato gli elettori a immaginare che il suo nome fosse presente sulla scheda elettorale per le elezioni di midterm. E, a giudicare dalle clamorose vittorie dei democratici alla Camera e al Senato, così hanno fatto, con esiti negativi per lui e per il Partito repubblicano. Martedì, gli elettori hanno duramente punito gli alleati di Trump, sia negli Stati in bilico che nelle roccaforti repubblicane, regalando ai Democratici vittorie chiave in New Hampshire, North Carolina, Ohio, Texas, Kansas, Iowa e perfino in South Carolina. Il controverso piano di ridisegno dei collegi elettorali promosso da Trump si è rivelato controproducente. In Georgia, la democratica Keisha Lance Bottoms è diventata la prima donna nera eletta governatrice nella storia degli Stati Uniti, mentre in Texas è stata eletta la democratica Gina Hinojosa, prima governatrice di origine ispanica dello Stato. Secondo il sondaggio “AP Voter Poll”, gli elettori di tutto il Paese desideravano un cambiamento: circa tre quarti di loro si dichiarano “arrabbiati” o “insoddisfatti” della direzione intrapresa dal Paese. Tra coloro che hanno pensato a Trump al momento del voto, il numero di chi intendeva esprimere opposizione al presidente repubblicano è circa il doppio di quello di chi voleva sostenerlo. La maggior parte, inoltre, attribuisce all’amministrazione Trump la responsabilità dell’aumento dei costi: circa 6 elettori su 10 ritengono che i prezzi, più alti del normale, siano dovuti “principalmente alle politiche di Trump”.
Anche la coalizione di Trump è apparsa in fase di sgretolamento: i giovani e gli ispanici sembrano essersi allontanati dal Partito repubblicano, dopo essersi avvicinati a Trump nel 2024. Forte di uno slancio innegabile, il Partito Democratico puntava a ottenere la maggioranza sia alla Camera che al Senato; ciò avrebbe limitato il potere di Trump, che fino a quel momento aveva incontrato ben pochi ostacoli da parte di un Congresso a guida repubblicana a lui compiacente. La sconfitta elettorale di martedì è apparsa come un netto ripudio di Trump, che aveva preteso lealtà assoluta all’interno del suo partito, portando i Repubblicani alle elezioni di metà mandato gravati dai suoi pessimi indici di gradimento, da un’impopolare guerra con l’Iran e dall’aumento dei costi che ha colpito milioni di americani frustrati. Di fatto, la forza politica di Trump ha toccato un nuovo minimo, a circa due anni dalla conclusione del suo ultimo mandato. Trump contava sul fatto che la sua base elettorale – composta da bianchi della classe operaia, insieme a una quota crescente di giovani e persone appartenenti a minoranze etniche, che avevano contribuito alla sua vittoria presidenziale nel 2024 – potesse salvare i suoi alleati repubblicani, a patto che si recassero alle urne in gran numero. Si è sbagliato.
Il sondaggio “AP Voter Poll” evidenzia un cambiamento significativo: giovani e ispanici si stanno allontanando dai Repubblicani, discostandosi dal sostegno accordato a Trump appena due anni fa. Nel 2024, gli elettori sotto i 30 anni si sono divisi in modo pressoché equo tra Trump e la vicepresidente Kamala Harris. Tuttavia, in queste elezioni, circa 7 elettori su 10 appartenenti alla stessa fascia d’età, a livello nazionale, dichiarano di avere sostenuto il candidato democratico alla Camera nella propria circoscrizione. Allo stesso tempo, solo circa un terzo degli elettori di origine ispanica afferma di aver appoggiato il candidato repubblicano a livello locale....elezioni per la Camera dei Rappresentanti, mentre circa 4 elettori su 10 avevano votato per Trump due anni fa. A livello nazionale, circa 6 elettori ispanici su 10 dichiarano di aver votato per il candidato democratico nella propria circoscrizione per la Camera. Il dato si inserisce in un contesto in cui circa 7 elettori ispanici su 10 ritengono che le politiche di Trump abbiano peggiorato le condizioni economiche negli Stati Uniti. Questi cambiamenti avranno ripercussioni sulla corsa presidenziale del 2028, che inizierà ufficiosamente mercoledì. Dalla Seconda guerra mondiale, è accaduto solo tre volte — nel 1946, nel 1994 e nel 2006 — che sia la Camera che il Senato passassero da un partito all’altro durante le elezioni di metà mandato. E tuttavia, a prescindere dai risultati di martedì, l’immagine del Partito democratico ha bisogno di essere rilanciata.
Secondo l’AP Voter Poll, circa la metà degli elettori ha un’opinione “molto” o “abbastanza” sfavorevole dei Dem, mentre circa 6 elettori su 10 nutrono un giudizio negativo nei confronti del Partito repubblicano (GOP). I Dem dovranno ora fare tesoro della fiducia ricevuta dagli elettori, senza compiere l’errore di considerare questa vittoria, dovuta soprattutto all’impopolarità di Trump, come un segnale totale di fiducia. Per i Repubblicano inizia invece un’opera di ricostruzione per traghettare il partito in vista del 2028 e oltre il Trumpismo.
