Cisgiordania

Cisgiordania, la Farnesina ottiene il rimpatrio di cinque attiviste italiane. “Promotrici del terrorismo”, l’accusa da Israele

Avrebbero “violato la legge nascondendosi dietro la raccolta delle olive”, oltrepassando “senza autorizzazione una zona militare chiusa”, respingendo gli ordini dell’Idf

Per Israele erano “promotrici del terrorismo” e “esaltatrici di attentatori”. Le cinque italiane appartenenti al gruppo di attivisti internazionali fermati in Cisgiordania dalle Forze di difesa israeliane (Idf), già da oggi verrano trasferite presso l’Autorità israeliana per l’immigrazione per poi venire espulse dal Paese e rimpatriate in Italia. Una risoluzione raggiunta a margine di intensi colloqui tra l’ambasciata italiana a Tel Aviv e il Consolato generale d’Italia a Gerusalemme, entrati in contatto dopo la richiesta di “urgenti chiarimenti sulle circostanze del fermo e sulla situazione delle connazionali” mossa dalla Farnesina.

Avrebbero “violato la legge nascondendosi dietro la raccolta delle olive”, oltrepassando “senza autorizzazione una zona militare chiusa”, respingendo gli ordini dell’Idf. Il contenuto del comunicato che riferisce lo stato di fermo degli undici attivisti stranieri e del palestinese impegnati nell’ausilio degli agricoltori palestinesti durante la raccolta delle olive nelle colline palestinesi del villaggio al-Bweib, a sud di Hebron, chiarisce la posizione di Israele.

L’esercito di Benjamin Netanyahu nei giorni scorsi si era reso protagonista di un’operazione su vasta scala che aveva portato al fermo di ulteriori 90 volontari, tra cui anche il candidato democratico al Congresso degli Stati Uniti Brad Lander, successivamente rilasciato insieme a decine di altri attivisti sotto severe restrizioni di movimento. Tra questi, anche i due connazionali Manuel Tartarotti e suo padre Alberto, originari di Bolzano, trattenuti un giorno e poi espulsi con un daspo di 10 anni nel Paese.

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