Bufera in Irlanda su un spot finanziato dal governo andato decisamente oltre quella politica woke che tanto fa moda. Il video prodotto dal Dublin Rape Crisis Centre (DRCC) fa parte del progetto «We-Consent» rivolto ai giovani sull’importanza del consenso nelle relazioni sentimentali. Nato insomma come “comunicazione culturale antistupro”. Ma ci si è spinti un po’ troppo in là. Lo spot mostra due nonni che, sull’uscio della casa dei nipoti, abbracciano con trasporto il ragazzino che apre alla porta, poi si avvicinano alla nipote che appare a disagio e, di fatto, rifiuta l’abbraccio dei nonni. Il messaggio che accompagna la clip è disarmante: «Non tutti vogliono un abbraccio. Anche se arrivano da chi li ama. Imbarazzante? Forse. Importante? Assolutamente».
Lo spot è diventato immediatamente un caso nazionale e internazionale non solo perché di fatto criminalizza un gesto d’affetto del tutto naturale e familiare ma anche per la scelta dei protagonisti. I nonni, persone anziane sin troppo spesso malate di solitudine, ai quali si priverebbe la gioia di un contatto amorevole con i propri parenti. I nipoti: il maschietto, dalla carnagione visibilmente irlandese, che abbraccia con entusiasmo i nonni e la femminuccia, dalla carnagione visibilmente più scura, che rifiuta l’abbraccio con un espressione mista tra disagio e disgusto. Un dettaglio, quello del colore della pelle, che ha esaltato la polemica su un razzismo al contrario.
Un messaggio insomma non solo sbagliato ma pericoloso, al punto che il governo irlandese ha preso le distanze dichiarando che il video «non rappresenta la visione dell’esecutivo» e lo spot è stato ufficialmente rimosso. Ad annunciarlo lo stesso ministro della Giustizia Jim O’Callaghan: «Lo spot è inappropriato e denigra i nonni, è stato rimosso dal Drcc dopo i contatti con il centro. È essenziale che le persone capiscano il concetto di consenso quando si parla di relazioni sessuali. Questo video non va in questa direzione e per molti versi è stato controproducente» ha ammesso.
La rimozione del video tuttavia non ha ancora smorzato le polemiche. Fino a che punto si può spingere il wokismo? Quel perbenismo che trasforma il diritto in dovere con l’arroganza di poter censurare valori, sentimenti, culture a discapito di chi è considerato “diverso” solo perché di diverso, alla fine, ha solo le idee. E anche la campagna sul “consenso”, di moda anche in Italia, rientra a pieno titolo nel calderone delle inutili banalità. L’intento è quello di promuovere una cultura antistupro, addirittura con l’obbligo di esplicitare il proprio consenso al partner abituale, banalizzando pericolosamente le violenze fisiche e psicologiche. Ma il “santo woke” ordina così. Poco importa se poi molestatori e violentatori vengono assolti dai tribunali, se i braccialetti elettronici sono insufficienti e, purtroppo, spesso inefficienti. No, il problema sono i nonni e i loro abbracci. Quelli, per intenderci, dell’amore sano che si vorrebbe censurare ma che di fatto è l’unica, vera arma contro ogni violenza.
