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Massimo Giannini e il folle elogio dello “sfogo”

Ma povere creature, mica sono teppisti e «da qualche parte questo sfogo ci deve essere». Bravo Massimo Giannini, così si fa. Sfasciano, distruggono, terrorizzano? Ma sì, dovranno pur sfogarsi. Che ne dici dell’ora d’aria, magari?

Da Fabio Fazio si è oltrepassato ogni limite di decenza nel commento all’assedio di Milano, alla devastazione di una città. E per bocca del più fazioso di tutti, arriva il giustificazionismo senza se e senza ma. Per Giannini, da Torino a Milano, i violenti «testimoniano una condizione giovanile drammatica che noi facciamo finta di non vedere» (emarginazione, seconde generazioni, ragazzi che non studiano e non lavorano, isolamento, risorse scarse per la scuola). E poi: «Allora se questa è la realtà, in qualche modo, da qualche parte, questo sfogo ci deve essere, ci sarà». Difficile immaginare se solo noi consideriamo scandalose dichiarazioni del genere, ma non rinunciamo a pensare che tutto questo sia semplicemente folle: una società libera deve essere al sicuro e non messa sempre in condizione di paura dagli estremisti che se ne impossessano violentemente con la benedizione dei cattivi maestri. Quello che Giannini definisce incredibilmente «sfogo» non può essere invece compreso come logica inevitabile di tensioni sociali. Ormai il contesto è chiarissimo. Assalti a scuole e negozi, palestre devastate, finestre rotte con estintori, scontri, poliziotti e carabinieri feriti. Non si tratta esclusivamente di proteste studentesche «classiche», ma azioni di gruppi (tra cui collettivi e «maranza») con danni seri e aggressioni. Ma per certi sapientoni è proprio ciò che deve avvenire. Non tengono minimamente in considerazione che invece la stragrande maggioranza di chi vive in condizioni difficili non si esibisce in violenze scriteriate o lancia oggetti contro le forze dell’ordine. La responsabilità individuale resta. E va punita con severità e non certo con l’indulgenza. A Milano hanno devastato via Broletto e Cordusio con sassaiola e bombe carta, a Torino hanno distrutto le scuole, a Bologna hanno rovesciato le bici contro la polizia. E per Giannini tutto questo va rubricato come «marginalità sociale»? È davvero uno scandalo pensare che se sei «di seconda generazione», fuori dal lavoro, isolato, allora puoi spaccare la scuola. E chi paga? I presidi? I genitori? Macché, sempre Pantalone. Per Giannini questo tipo di violenza appare «inevitabile». Per noi no. Inevitabile è che chi spacca una scuola paghi. Inevitabile è che chi aggredisce le forze dell’ordine finisca dentro, non in TV a fare l’analisi sociologica. Questo giustificazionismo è più pericoloso dei sassi di Cordusio. Perché quei sassi li lancia uno. Le giustificazioni le lancia chi dovrebbe informare il Paese.

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