I DOSSIER SUL TAVOLO

Senato, Meloni in vista del Consiglio europeo: “Alleggerire famiglie e imprese. Energia? Legata alla sicurezza”

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è arrivata stamane al Senato per riferire in Aula in vista della riunione del Consiglio europeo di domani e dopodomani. Un vertice in cui si discuterà di competitività, Ucraina, quadro finanziario, Medio Oriente, difesa e sicurezza europee, migrazione, allargamento UE e riforme.

Nell’Aula di Palazzo Madama la premier ha esordito sottolineando che “sono sempre più numerose, e più complesse, le scelte che l’Europa è chiamata a compiere per difendere la propria capacità di restare competitiva, sicura e protagonista nel mondo”. Richiamando i diversi dossier all’ordine del giorno, la presidente ha evidenziato che “ciò che accade fuori dai nostri confini incide sempre di più sulla nostra vita quotidiana e mette alla prova la capacità della nostra Nazione di difendere la propria prosperità e la propria sicurezza”. Di qui ha ribadito la scelta del Governo di essere presente e attivo sulla scena internazionale: “L’interesse nazionale si difende contribuendo a orientare le scelte che ci riguardano, non limitandosi a subirne le conseguenze”.

Economia ed Energia. Entrando nel merito dei temi economici, Meloni ha ribadito che “la questione che oggi pesa più di tutto sulla competitività della nostra economia” è certamente “il costo dell’energia”. E ha aggiunto: “Lo abbiamo detto molte volte: non possiamo chiedere alle imprese europee di competere con i grandi attori globali e, allo stesso tempo, accettare che paghino strutturalmente l’energia molto più dei loro concorrenti. Né possiamo perseguire la transizione ambientale al prezzo della nostra base industriale. La decarbonizzazione non può essere deindustrializzazione. A maggior ragione nell’attuale quadro geopolitico”.

Le tensioni sulle rotte commerciali e sulle catene di approvvigionamento incidono su sicurezza e prezzi, scaricandosi su bollette, carrello della spesa e conti delle imprese. Di fronte a questo scenario “nessuno può rispondere efficacemente da solo e la risposta deve essere coordinata e rapida”. Importante, in questo senso, l’accordo raggiunto in ambito G7 per il rilascio sui mercati di un significativo quantitativo di carburante per prevenire il rischio di un blocco delle esportazioni americane. Nel frattempo il Governo continua ad affrontare il dossier energia aumentando le rinnovabili e riaprendo la strada al nucleare di nuova generazione. Investimenti che però “hanno bisogno di tempo”. E poiché le “soluzioni servono ora” l’obiettivo è puntare ad avere le “bollette più leggere per famiglie e imprese”.

Ucraina e Politica Estera. Ampio spazio è stato dedicato al conflitto in Ucraina, registrando anche applausi dai banchi del Pd — in particolare da Pier Ferdinando Casini, Filippo Sensi, Walter Verini e Sandra Zampa — durante i passaggi critici verso Vladimir Putin e Donald Trump. “Tutti vogliamo che si arrivi alla pace. La differenza è su come pensiamo che ci si arrivi. Per come la vedo io, il sostegno all’Ucraina non è l’alternativa alla pace: è ciò che la rende possibile. Se l’aggressore può puntare la resa dell’avversario, che bisogno ha di negoziare? Solo che la resa non è pace, è conquista - ha affermato la premier - Se l’Ucraina smettesse domani di difendersi, come in molti坑auspicano o propongono, noi non avremmo la pace. Noi discuteremmo dell’occupazione di una Nazione europea, e del ritorno dell’imperialismo di stampo sovietico che l’Europa ha conosciuto per mezzo secolo. Personalmente non rimpiango quegli anni, non rimpiango i carri armati russi che repressero le rivolte di Praga e Budapest, non rimpiango il Muro di Berlino. E nessuno mi convincerà del fatto che la resa di chi difende la propria libertà possa chiamarsi pace. La pace che vogliamo, e che lavoriamo per costruire, anche pagando un prezzo in termini di consenso, è una pace giusta, perché solo una pace giusta può durare, solo una pace giusta mette al sicuro l’Europa e i nostri interessi”. Dunque pieno sostegno a Kiev, con particolare attenzione alla popolazione civile: “Pressione su Mosca e unità euro-atlantica rimangono i pilastri della nostra azione”.

A tal proposito, Meloni si è espressa sull’intesa per il gasolio russo annunciata dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, definendola “una scelta molto rischiosa, una legittimazione di Mosca mentre continua a tirare le bombe sull’Ucraina”. Questo “contraddice quanto fatto finora dagli Stati occidentali, Stati Uniti compresi, per spingere Putin a sedersi al tavolo delle trattative”. Meloni sottolinea inoltre che l’impennata dei prezzi del carburante è dovuta soprattutto alla guerra in Iran e non al conflitto ucraino.

Difesa, Sicurezza e Minacce Ibride. Sul fronte della sicurezza e della difesa, la premier ha collegato il tema direttamente all’energia: “Sicurezza ed energia sono due facce della stessa medaglia. Senza sicurezza, l’energia costa di più. E senza energia, potrebbe non rimanere nulla da difendere. Per questo abbiamo chiesto, e ottenuto, che la clausola di salvaguardia nazionale potesse essere utilizzata non soltanto per le spese di difesa, ma anche per le misure necessarie ad affrontare la crisi energetica”.

Rispondendo alle polemiche, Meloni ha chiarito: “Ricordo che la maggiore flessibilità per difesa e sicurezza significa essenzialmente risorse aggiuntive rispetto a quelle consentite dai parametri europei. Non sono soldi tolti alla sanità o alla scuola: se non li spendessimo per la difesa, non potremmo spenderli per altro. Chi racconta che più sicurezza significa meno ospedali, risorse distratte dai servizi essenziali da un governo di guerrafondai, mente sapendo di farlo. Tanto più se gli stessi che oggi ci accusano dall’opposizione, quando erano al governo approvavano - in piena pandemia - un aumento delle spese militari da circa 15 miliardi di euro. E allora non c’era neanche la guerra in Ucraina”.

La premier ha poi affrontato il tema della guerra ibrida — fatta di droni che violano lo spazio aereo, cavi sottomarini danneggiati nel Baltico, attacchi informatici a ospedali e porti, sabotaggi ferroviari, campagne di disinformazione e strumentalizzazione dei migranti — invocando una risposta europea e la protezione delle infrastrutture critiche, chiedendo inoltre di impegnarsi in prima persona a partire dal rafforzamento dell’operazione Aspides nel Mar Rosso, guidata oggi dall’Italia.

Medio Oriente ed Israele. Riguardo al Medio Oriente, Meloni ha ricordato i tre anni dal drammatico attacco del 7 ottobre 2023 perpetrato da Hamas, definendolo “il più orrendo pogrom dai tempi della Shoah” e ribadendo che “la sicurezza dello Stato di Israele, quindi, non può essere messa in discussione”. La premier tiene il punto: “Continuo a ritenere che con Israele sia necessario mantenere aperto un canale di dialogo”. Al contempo, la premier ha espresso forte preoccupazione: “Ci preoccupa il perdurare della presenza israeliana nel sud del Libano, in Siria, a Gaza. E in Cisgiordania assistiamo a una pressione sulla popolazione palestinese che è intollerabile”

Bilancio UE e Risorse. Infine, in merito al prossimo Quadro finanziario pluriennale, la premier ha concluso con un avvertimento: “Lo dico in maniera molto chiara: l’Italia non accetterà un bilancio che ridimensioni la Politica agricola comune, la Pesca e la Coesione. L’agricoltura e la pesca riguardano la nostra sicurezza alimentare, che è una componente essenziale dell’autonomia strategica europea. La Coesione riguarda la capacità del mercato unico di funzionare senza lasciare indietro interi territori, e conseguentemente indebolire anche la crescita complessiva. E dunque, a mio avviso, non c’è alcuna contraddizione tra politiche tradizionali e nuove priorità. Al contrario: non esiste sicurezza senza sicurezza alimentare e non esiste vera competitività senza pari dignità tra i territori”.

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