Da sempre le sinistre inneggiano alla Costituzione, definita la più bella del mondo. Come se fosse cosa loro. Ma la componente comunista, aveva ben poco da gioire. È vero che il Pci l’ha votata. Ma lo ha fatto obtorto collo, visto che i principi fondamentali della stessa sono incompatibili con l’ideologia comunista. Ciò nondimeno, il Pci disse di sì perché Stalin avallò questa spericolata operazione con una riserva mentale. Se il fronte popolare avesse vinto le elezioni del 1948, l’avrebbe interpretata come meglio gli conveniva, o ne avrebbe addirittura fatto coriandoli per il carnevale. E Togliatti, fedele esecutore dei voleri del dittatore georgiano, si adeguò. Nella convinzione che fosse più vantaggioso stare dentro che fuori del sistema. Usa dire che quello che non fecero i barbari, lo fecero i Barberini. Orbene, ciò che non hanno detto le sinistre summenzionate, lo ha ripetuto a squarciagola il collettivo dei costituzionalisti. All’insegna dei tre moschettieri: tutti per uno, uno per tutti. Non avendo nulla di meglio da fare, costoro hanno pensato bene di costituire, nell’imminenza dell’approvazione della riforma, una Alleanza per la Costituzione.
Pronti a difendere con le unghie e con i denti la nostra Magna Carta dai suoi presunti nemici. Il guaio è che sono stati sbeffeggiati da un peso massimo del diritto costituzionale come Giuliano Amato. Il dottor sottile ha affermato che lor signori commettono lo stesso errore dei comunisti, che giudicavano incostituzionale tutto quello che non gli piaceva. Non c’è nulla di più inedito della carta stampata, sosteneva Missiroli. E, vedi caso, la Costituzione è il più importante documento di carta del nostro ordinamento giuridico. Proprio per questo, sarà bene rinfrescare la memoria ai tanti smemorati di Collegno richiamando alcuni dei suoi articoli. L’articolo 21 garantisce il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. Con la parola, dunque, non già con gli oltraggi rivolti alle forze dell’ordine. Come invece si verifica impunemente di continuo.
Ma prima dell’articolo 21 c’è l’art. 17, il cui primo comma recita: «I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi». All’Assemblea costituente il liberale Orazio Condorelli propose di sopprimere la parola «liberamente» perché a suo avviso superflua. Ma la Commissione non accettò la soppressione dopo che il presidente della prima sottocommissione, il democristiano Tupini, considerò la proposta di soppressione «una mutilazione impropria».
E con ragione. Perché si può manifestare senz’armi e non per questo pacificamente, come abbiamo potuto constatare nel corso dei decenni. Non sarà male ricordare che il testo approvato dall’Assemblea cominciava con «Tutti i cittadini hanno diritto». In sede di coordinamento finale, il Comitato dei 18 ritenne che il diritto di riunione dovesse essere, negli ampi termini dell’articolo suddetto, riconosciuto unicamente ai cittadini. E l’Assemblea non ebbe nulla da ridire al riguardo. E non senza ragione. Perché gli art. 17 e 21 vanno collegati all’art. 49, secondo il quale «Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale». Tutto si tiene. La parola dell’art. 21 non può estendersi alle ingiurie. Si deve manifestare, ai sensi dell’art. 17, «pacificamente e senz’armi». E il concorso dei cittadini associati in partiti deve avvenire con «metodo democratico».
Così il cerchio si chiude. Tuttavia il diritto di riunione è stato esteso con lo scappellotto in via d’interpretazione agli apolidi e agli stranieri in quanto si tratterebbe di un diritto inviolabile tutelato dagli articoli 2 e 3 . Può essere invece limitato per i minori, se non accompagnati dai genitori, e per i sorvegliati speciali. Come sottolinea Curreri nelle sue preziose «Lezioni sui diritti fondamentali». Piaccia o no ai sovversivi in servizio effettivo e alle quinte colonne che non mancano mai, lo Stato c’è. Sì, c’è. Senza se e senza ma. Con le sue leggi, come sosteneva Calamandrei, anche quando non sono applicate alla lettera; e con i propri mezzi. Come ha dimostrato sabato scorso. In barba alla sociologia da quattro soldi, la colpa non è sempre e comunque della società. Troppo comodo per chi intende delinquere. Prima occorre prevenire e reprimere la violenza. Come sta facendo egregiamente lo Stato. E come ha detto papale papale il sindaco di Salerno De Luca, un esponente del Pd a sua insaputa. E poi bisogna pensare al cosiddetto disagio giovanile. Ma non ci sarà nessuna ricetta salvifica se prima non si ripristina il principio di autorità. Nella famiglia, nella scuola, nella società.
