Il caso di Garlasco torna in prima serata e, ancora una volta, finisce in un botta e risposta rovente. Nella puntata di “Quarto Grado” andata in onda venerdì 6 novembre su Rete 4 e condotta da Gianluigi Nuzzi, lo spazio dedicato all’omicidio di Chiara Poggi si è trasformato in un duello tra il giornalista Carmelo Abbate e l’avvocata Angela Taccia, che insieme al collega Liborio Cataliotti difende Andrea Sempio.
Il contesto spiega in parte la tensione. Il 3 novembre la Procura di Pavia, guidata da Fabio Napoleone, ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti del 38enne. L’accusa è di omicidio volontario, aggravato dalla crudeltà e dai motivi abietti, per la morte della ventiseienne uccisa nella villetta di famiglia il 13 agosto 2007. Secondo l’ipotesi dei pm, il movente sarebbe sessuale e legato a un rifiuto da parte della vittima. Ora toccherà al giudice dell’udienza preliminare decidere se mandare Sempio a processo davanti alla Corte d’Assise o pronunciare il non luogo a procedere. In parallelo si apre la strada a una richiesta di revisione per Alberto Stasi, condannato in via definitiva per lo stesso delitto. Sempio si è sempre dichiarato estraneo ai fatti.
A innescare lo scontro è stato Abbate, che ha rilanciato la sua lettura della vicenda partendo dalle chiamate fatte a casa Poggi nei giorni precedenti l’omicidio. “Io punto da anni sulle telefonate”, ha detto, “non accetterò mai che siano squalificate come tentativo di cercare l’amico Poggi in montagna”. Per il giornalista quelle chiamate andrebbero inserite in una ricostruzione più ampia, che riguarda il computer di famiglia, i contenuti privati custoditi da Chiara e il fatto che a un certo punto la ragazza avrebbe deciso di proteggerli con una password, segno secondo Abbate di un timore nato nei mesi prima del delitto.
La replica dell’avvocata è arrivata subito e in toni accesi. Taccia ha accusato il giornalista di cercare a ogni costo una giustificazione alla tesi accusatoria: “Continui a intestardirti nel voler trovare per forza una giustificazione, ma poi non la trovi”. E ha incalzato: “Quali sono gli elementi oggettivi, concreti e fattuali che portano a essere così sicuro che la tesi della Procura sia provata? Che sia certo che Sempio sia stato rifiutato da Chiara, così da far scoppiare questa furia omicida per un reato che non ha connotati sessuali?”.
Abbate ha risposto contestando l’impostazione stessa della difesa: “Devo parlare con un’avvocata che, a mio avviso, sta adottando una difesa più umana che tecnica”. Una frase che Taccia, legata a Sempio e a Marco Poggi da un’amicizia di gioventù, non ha lasciato passare. Ha ricordato il proprio ruolo nel procedimento, compresa la decisione di far presentare il suo assistito davanti ai magistrati il 20 maggio: “Questa è una difesa umana o da avvocato?”.
Il confronto si è poi spostato sul materiale emerso di recente: alcuni video attribuiti a Sempio, nei quali, secondo quanto riferito in trasmissione, si parla di sesso anche violento, di stupri e di “prede”, e i soliloqui dell’imputato intercettati e già al centro delle contestazioni della Procura. La difesa sostiene da tempo che quelle parole abbiano un tono polemico, di reazione alle accuse circolate nei podcast, e non certo confessorio.
In studio Taccia ha negato qualsiasi collegamento tra quei contenuti e l’omicidio. “Che valore hanno nella sede opportuna queste cose?”, ha chiesto. Poi, con una punta di ironia, ha richiamato il giudizio del collega di difesa: “Come dice il mio collega, zero”.
Abbate ha ribaltato la valutazione: “Non è vero che abbiano valore zero, sono prove documentali che saranno valutate dal giudice”. Nel caso di un’ipotesi di reato con movente sessuale, ha sostenuto, elementi di questo tipo “avranno un peso gigantesco al processo”. E ha aggiunto che il pubblico televisivo avrebbe visto finora solo una parte del materiale: “La Procura proietterà tutto, ci sono cose che non possono essere mostrate in televisione”.
Nell’ultima parte del dibattito l’avvocata ha spostato l’attenzione sul clima intorno al suo assistito, denunciando quella che ha definito una “mostrificazione”. Ha detto di temere che chi da anni sostiene Alberto Stasi stia ora riservando a Sempio lo stesso trattamento contro cui si era battuto. “Solo il Tribunale o Dio possono giudicare”, ha affermato, aggiungendo che chi esprime certi giudizi non le sembra né un magistrato né un’entità divina.
Sul punto è intervenuto il giornalista Giuseppe Brindisi, che ha respinto il parallelo tra i due casi: “Sul computer di Stasi non c’è mai l’apologia dello stupro, sul suo non troverete mai sangue, scene cruente. Il paragone non esiste”.
Al di là dei toni dello studio, la parola passa ora al giudice dell’udienza preliminare, che dovrà valutare la solidità degli elementi raccolti dall’accusa e le obiezioni della difesa. A diciannove anni dalla morte di Chiara Poggi, saranno le aule di giustizia, e non i talk show, a stabilire la verità. Fino ad allora, per la legge, Andrea Sempio resta innocente.
