“Se capiterà di dover andare a giudizio, cioè di affrontare un vero e proprio processo, lo affronteremo”. Sono le prime dichiarazioni di Andrea Sempio dopo la chiusura delle indagini preliminari nella nuova inchiesta sul delitto di Garlasco. In un’intervista esclusiva a Quarto Grado, di cui è stata trasmessa un’anticipazione a Dentro La Notizia, il 38enne esprime qualche perplessità sull’ipotesi di un eventuale rinvio a giudizio: “Non mi sembra che ci siano argomenti tali da arrivare a un vero processo”, riflette.
L’impronta 33
Come si legge nel comunicato diffuso lunedì dalla Procura di Pavia, contestualmente alla notifica ai legali dell’indagato dell’avviso di conclusione delle indagini, la nuova consulenza sull’ormai nota “impronta 33” - la traccia palmare individuata sul muro della tavernetta dove venne trovato il corpo senza vita di Chiara Poggi - non avrebbe fatto emergere elementi “nuovi tali da modificare le conclusioni già espresse nelle precedenti valutazioni tecniche” sul reperto. In altre parole, per gli inquirenti l’impronta resta attribuibile ad Andrea Sempio, come già stabilito al termine delle consulenze effettuate nel 2025. Diversa è la questione relativa all’eventuale presenza di sangue sulla traccia. Il combur test eseguito nel 2007 aveva dato esito negativo, ma la nuova consulenza “sperimentale” avrebbe stabilito che il reperto non restituisce tracce ematiche “a causa dell’effetto inibente del particolato minerale alcalino nell’intonaco”. Di conseguenza, non è possibile escludere che l’impronta fosse stata lasciata da una mano insanguinata. È proprio su questo punto che Andrea Sempio, nell’intervista a Quarto Grado, replica: “A noi non serve sapere cosa potrebbe non essere, cosa non si può escludere, devi avere una certezza. C’era una traccia sul muro? Sì. E’ stata analizzata? Sì. C’era del sangue? No. Fine. Per come la vedo io, la questione finisce lì”.
La scarpa
C’è poi la questione della cosiddetta “impronta a pallini” lasciata sulla scena del crimine da una scarpa marca Frau, numero 42. Dalla consulenza antropometrica redatta dall’anatomopatologa Cristina Cattaneo, su richiesta della procura, emergerebbe che “sotto il profilo medico, un incremento ponderale nel tempo può aumentare significativamente la larghezza e il volume del piede”. Sulla scorta di questa valutazione, dunque, l’impronta potrebbe essere compatibile con il piede di Andrea Sempio, nonostante il giovane calzi il numero 44. “Se tu (generico ndr) avessi trovato a casa di Andrea Sempio una scarpa riconducibile a quella, magari sporca del sangue, è un conto. - osserva Sempio, contestando le conclusioni dell’esperta - Ma se mi dici ‘è compatibile’... E quindi?”. Infine conclude: “Non è comunque un elemento vero che ti collega a quello”, riferendosi alla traccia che sarebbe stata lasciata dall’autore dell’omicidio nella casa dei Poggi.
