Nel giallo di Pietracatella tutto ruota intorno alla ricina, il veleno che ha ucciso Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, rispettivamente mamma e figlia, lo scorso Natale. Secondo quanto apprende l’agenzia di stampa Adnkronos da fonti qualificate, la Procura di Larino ha disposto nuovi accertamenti informatici sui computer in dotazione all’Istituto Agrario di Riccia, in provincia di Campobasso, già finiti sotto la lente degli investigatori nei mesi scorsi. L’obiettivo di chi indaga è ricostruire ipotetiche ricerche online sull’estrazione, preparazione e modalità di somministrazione della sostanza venefica e, di conseguenza, risalire all’eventuale autore delle stesse.
Il rebus delle ricerche online
Nei giorni scorsi era trapelata l’indiscrezione secondo cui negli Stati Uniti sarebbe stato individuato l’indirizzo IP da cui sarebbero partite le ricerche sulla ricina nei mesi antecedenti al decesso delle due donne. Secondo questa ricostruzione, l’IP avrebbe indicato un’area riconducibile a Pietracatella. Tuttavia, la procuratrice di Larino Elvira Antonelli, titolare del fascicolo del fascicolo per duplice omicidio aggravato, ha smentito la notizia. Anche il capo della Squadra Mobile di Campobasso, Marco Graziano, ha riferito all’Ansa di non aver ricevuto informazioni in tal senso rilevanti. Sta di fatto che i pc dell’Istituto Professionale per l’Agricoltura e per lo Sviluppo Rurale di Riccia, in contrada Caccia Murata, sono ritornati al centro delle attività investigative.
Le ipotesi sull’avvelenamento
Nel frattempo, sembra stia lentamente sfumando l’ipotesi dell’ingestione accidentale della ricina. Secondo quanto apprende Adnkronos da fonti vicine alle indagini, nei reperti biologici sarebbero state trovate quantità di veleno “pari a 140 volte la dose minima letale”. Inoltre le testimonianze raccolte finora, circa 200, avvalorano l’ipotesi di un’azione deliberata da parte di una o più persone. Al momento l’inchiesta per duplice omicidio procede contro ignoti, ma lo scenario potrebbe cambiare rapidamente.
